Il congelamento degli ovociti costa fino a 7mila euro
Stimolazione, prelievo, vitrificazione e possibile donazione: parla Lodovico Parmegiani, direttore di un laboratorio bolognese
Il congelamento degli ovociti permette di preservare la fertilità per motivi medici o per scelta personale. La procedura è disponibile sia nel servizio sanitario pubblico, quando esiste un’indicazione clinica, sia nei centri privati.
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Come si svolge la procedura
«Tutto comincia con la stimolazione ovarica», ha spiegato Lodovico Parmegiani, direttore del Laboratorio di PMA di Next Fertility GynePro a Bologna. In natura, durante ogni ciclo mestruale, arriva a maturazione un solo ovocita; la terapia ormonale consente invece di svilupparne diversi nello stesso periodo.
Le iniezioni sottocutanee vengono effettuate a casa per circa dieci o dodici giorni. Durante questo intervallo la paziente svolge controlli ecografici e analisi del sangue, così da monitorare i follicoli e stabilire il momento più adatto per il prelievo.
Il prelievo avviene in sedazione, dura in genere tra 15 e 20 minuti e viene eseguito con un ago sottile guidato dall’ecografia transvaginale. Dopo alcune ore di osservazione non è normalmente necessario il ricovero. Gli ovociti vengono quindi sottoposti alla vitrificazione, un raffreddamento rapidissimo che limita i danni cellulari, e conservati in azoto liquido a -196 gradi.
Sicurezza e conservazione
Secondo Parmegiani, le principali criticità riguardano la corretta identificazione dei campioni e il rischio di contaminazione biologica. L’azoto liquido non è automaticamente sterile e, proprio per questo, i centri devono adottare contenitori dedicati o monouso, azoto sterilizzato e sistemi completi di tracciabilità.
«La sicurezza si costruisce prima che si verifichi qualsiasi evento avverso», ha osservato l’embriologo. A suo giudizio, tecnologie e procedure preventive devono essere parte integrante della qualità dei trattamenti, soprattutto perché si lavora con materiale biologico di grande valore.
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Gli ovociti possono restare conservati per molti anni, anche decenni, senza una perdita della qualità originaria. Il limite più rilevante riguarda l’età e le condizioni di salute della donna quando deciderà di utilizzarli, non la durata della permanenza nella criobanca.
Costi e possibilità future
Un ciclo completo, comprensivo di esami, controlli e prelievo, può costare indicativamente tra 2.500 e 7.000 euro. A questa cifra si aggiungono i farmaci ormonali, con una spesa tra 1.000 e 2.000 euro, oltre alla quota annuale di conservazione, generalmente compresa fra circa 150 e 500 euro.
Alcune Regioni hanno previsto contributi parziali. In Puglia, per il biennio 2026-2027, è previsto un sostegno fino a 3.000 euro per le residenti tra 27 e 37 anni, secondo requisiti specifici. Misure analoghe sono state introdotte in Toscana, per donne tra 25 e 39 anni, e più recentemente nel Lazio.
Parmegiani ha definito gli ovociti vitrificati «una sorta di assicurazione», perché possono offrire un’opportunità aggiuntiva senza obbligare la donna a utilizzarli. Se il progetto di maternità cambia, la crioconservazione può essere interrotta secondo le regole del centro e la normativa vigente.
Gli ovociti non utilizzati possono inoltre essere destinati alla donazione, qualora la donna scelga questa possibilità e siano rispettate le procedure previste. In questo modo, cellule conservate inizialmente per un uso personale possono aiutare un’altra donna nel percorso di procreazione medicalmente assistita.
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