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Food 2 min di lettura35 min fa

Torta bonissima, il dolce modenese con miele e noci

La crostata emiliana unisce pasta frolla, ripieno al miele, noci e una copertura di cioccolato fondente.

La torta bonissima è una crostata tipica di Modena preparata con pasta frolla, miele, noci e cioccolato fondente. Il dolce si cuoce in forno e si conserva per 3-4 giorni sotto una campana.

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Ingredienti e preparazione

Per la base servono 300 grammi di farina 00, 150 grammi di burro, 110 grammi di zucchero, un uovo, un tuorlo, mezzo cucchiaino di lievito per dolci, una bustina di vanillina e un pizzico di sale. Il ripieno richiede 250 grammi di miele, 150 grammi di noci e due cucchiai di rum; per la copertura occorrono 150 grammi di cioccolato fondente, altri due cucchiai di rum, due cucchiai d’acqua e noci o pistacchi per decorare.

Si comincia lavorando il burro freddo a pezzetti con lo zucchero. Dopo si incorporano uova, farina, lievito, sale e vanillina, fino a ottenere un impasto uniforme. Il panetto va avvolto e lasciato riposare in frigorifero per circa due ore.

Nel frattempo si prepara il ripieno mescolando il miele con le noci tritate e il rum. La pasta frolla viene divisa in due parti: una si stende fino a uno spessore di circa 4 millimetri e si sistema in uno stampo da crostata di 24 centimetri, poi si bucherella il fondo e si aggiunge il composto.

La seconda sfoglia copre il ripieno. I bordi devono essere chiusi con cura, formando anche un rialzo che trattenga la glassa. La torta va cotta a 180 gradi per 40 minuti.


La copertura al cioccolato

Quando il dolce si è raffreddato, il cioccolato tritato si scioglie a bagnomaria insieme al rum e all’acqua. La crema ottenuta viene distribuita sulla superficie della torta, completando la decorazione con noci o pistacchi tagliati al coltello.

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Prima di servirla, bisogna aspettare che la copertura si rassodi. In alcune interpretazioni della ricetta compare anche uno strato sottile di confettura di amarene tra la frolla e il ripieno.


Il nome e le varianti modenesi

L’origine del nome è collegata, secondo una delle ipotesi, a una statua che si trova in un angolo del palazzo comunale di Modena e rappresenta il commercio. Bonissima potrebbe derivare dall’unione di “Bona Esma”, espressione associata alla buona misura e all’equità negli scambi.

Un’altra versione lega invece il dolce alla storia di una nobildonna che, durante una carestia, avrebbe usato i propri averi per sostenere la popolazione. La donna avrebbe poi organizzato una festa al termine della crisi, escludendo i notabili che non avevano voluto aiutarla.

La cucina dell’Emilia-Romagna propone anche altri dolci di origine semplice, come la torta mattonella con biscotti e crema al burro, la torta di riso e il latte brûlé, riconosciuto tra i Prodotti Agroalimentari Tradizionali regionali. La torta bonissima, invece, resta legata alla combinazione di miele, frutta secca e cioccolato.

Una volta pronta, può essere tenuta a temperatura ambiente sotto una campana per dolci e consumata nell’arco di 3-4 giorni.

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