Starbucks riduce la svolta verde: cosa resta del piano ambientale
La riorganizzazione da due miliardi di dollari modifica diversi obiettivi ecologici della catena, mentre ex dipendenti e azionisti denunciano un arretramento delle ambizioni climatiche.
Starbucks difende la revisione della propria strategia ambientale come parte di un riesame complessivo delle priorità aziendali. «Abbiamo dato uno sguardo nuovo e completo ai nostri obiettivi di sostenibilità, basato su ciò che abbiamo raggiunto e su ciò che abbiamo imparato, anche per quanto riguarda il contesto più ampio e i sistemi esterni», ha dichiarato la società parlando del programma Back to Starbucks.
La multinazionale sostiene di avere comunque confermato il traguardo di rendere riutilizzabili, riciclabili o compostabili tutti gli imballaggi destinati ai clienti entro il 2030. A suo favore indica anche il superamento dell’obiettivo fissato per il 2025: più di diecimila punti vendita hanno già ottenuto una certificazione secondo criteri ambientali.
L’ex responsabile delle strategie per il caffè globale Katie Herod, licenziata a maggio, descrive però una trasformazione molto più radicale. A suo giudizio, l’azienda avrebbe progressivamente ridotto il peso dei gruppi che si occupavano di sostenibilità e approvvigionamento etico: «La sostenibilità — qualsiasi cosa vada oltre la conformità normativa — non è nell’agenda “Back to Starbucks” di Brian».
Una promessa ambientale sempre più ridotta
Il ridimensionamento arriva mentre Starbucks cerca di contenere le spese attraverso un piano guidato dall’amministratore delegato Brian Niccol. L’iniziativa, denominata Back to Starbucks, punta a ottenere risparmi complessivi pari a due miliardi di dollari e ha coinvolto anche le attività legate alla tutela ambientale.
Nel frattempo, una lettera pubblicata nel 2020 dall’allora amministratore delegato Kevin Johnson è stata rimossa dal sito della società. In quel documento Starbucks presentava la sostenibilità come uno dei fondamenti della propria identità e sosteneva che la crescita dell’impresa dovesse accompagnarsi a un beneficio più ampio.
L’ultimo Rapporto sull’Impatto Globale parla di una selezione più concentrata degli obiettivi ecologici. Dietro questa formulazione, tuttavia, si trovano modifiche sostanziali, cancellazioni di traguardi precedenti e indicatori molto meno ambiziosi rispetto a quelli comunicati negli anni passati.
Acqua, rifiuti e plastica nel mirino
Tra gli elementi scomparsi figura l’obiettivo riferito all’acqua utilizzata nelle attività dirette e nella produzione di caffè. Il documento più recente propone invece dati operativi più circoscritti: il precedente rapporto stimava prelievi annuali intorno a 500 miliardi di litri, mentre l’ultimo cita 53 miliardi di litri associati ai soli prelievi operativi.
Non compare più neppure il traguardo relativo alla diminuzione dei rifiuti destinati alle discariche. Nel 2024 Starbucks ha prodotto 681.000 tonnellate di rifiuti, il 6 per cento in più rispetto al 2019.
È cambiata anche la promessa sulla plastica vergine proveniente da combustibili fossili. La riduzione prevista del 50 per cento entro il 2030 per gli imballaggi destinati ai clienti è stata sostituita da un taglio del 5 per cento riferito all’intero sistema di confezionamento.
La quota di materiale riciclato prevista per le confezioni, inoltre, è scesa dal 50 al 25 per cento ed è ora legata alla disponibilità effettiva di queste risorse sul mercato.
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L’obiettivo climatico resta in sospeso
La revisione più delicata riguarda il proposito di dimezzare entro il 2030 le emissioni di gas serra rispetto ai livelli del 2019. Nel 2025 le emissioni complessive di Starbucks risultavano invece superiori del 7 per cento a quelle registrate sei anni prima.
A incidere sono stati l’ampliamento della rete commerciale e il successo delle bevande fredde servite in bicchieri di plastica. Questi prodotti costituiscono ormai circa due terzi dell’offerta e, in molti casi, presentano difficoltà di riciclo.
Starbucks ha spiegato di stare riesaminando il traguardo climatico alla luce di nuove norme e di ostacoli esterni. L’azienda prevede di presentare all’inizio del 2027 un nuovo obiettivo definito in linea con le conoscenze scientifiche.
Kelly Poole, coordinatrice per clima ed energia del gruppo di azionisti As You Sow, teme però che la revisione possa trasformarsi in un abbandono dell’impegno originario. Ha osservato che il ripensamento di altre imprese sui temi ambientali potrebbe incoraggiare Starbucks a fare altrettanto.
I tagli colpiscono anche i responsabili
La riduzione delle risorse dedicate all’ambiente ha avuto conseguenze sul personale. Negli ultimi due anni Starbucks ha effettuato oltre duemila licenziamenti aziendali e tra le persone coinvolte figurano decine di addetti ai gruppi che seguivano la sostenibilità.
Tra loro c’è anche Marika McCauley Sine, in precedenza responsabile della sostenibilità. Il suo incarico è passato a Kelly Goodejohn, che ha parlato di un percorso non lineare e di problemi complessi da affrontare, senza però fornire indicazioni dettagliate sui singoli obiettivi modificati.
Herod ha offerto una lettura opposta a quella della dirigenza, ricordando un passato in cui i valori aziendali erano percepiti come centrali e visibili in ogni attività. Secondo l’ex dipendente, la nuova fase sarebbe invece caratterizzata da licenziamenti ripetuti e dall’indebolimento delle strutture dedicate all’ambiente e alla filiera etica.
Il cambiamento dovrà ora misurarsi con la risposta dei consumatori. Starbucks conserva alcuni impegni per il 2030 e rivendica risultati già ottenuti, ma ha anche ridotto o sospeso diversi traguardi che in precedenza avevano contribuito a definire la sua immagine ambientale.
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