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Food 2 min di lettura3 ore fa

Adam Sandler a Torino: quante di quelle foto sono vere

L’attore è in città per girare un film, ma gran parte delle immagini che lo mostrano tra locali e piatti torinesi è stata creata artificialmente

Adam Sandler è davvero a Torino, impegnato nelle riprese di “Un weekend da bamboccioni 3”. Il dubbio riguarda invece tutto ciò che gli è successo intorno: sui social l’attore appare in una quantità sorprendente di locali, con panini, aperitivi, cocktail e vassoi di dolci davanti a sé. Peccato che gran parte di quelle immagini non documenti alcuna visita reale.

La presenza della star statunitense ha comunque acceso l’attenzione sulla città. Alcune sequenze girate tra via Roma e piazza San Carlo, infatti, nel film saranno ambientate a Parigi. Una scelta che ha riaperto la discussione sul modo in cui Torino viene raccontata e valorizzata: la città offre le proprie strade a una produzione internazionale, ma rischia di non comparire davvero sullo schermo.


Sandler tra locali e immagini impossibili

A rendere virale la vicenda sono stati soprattutto i contenuti che ritraggono Sandler con una giacca rosa acceso, la stessa indossata durante le riprese. In alcune fotografie sembra essersi fermato in numerosi esercizi del centro e anche in posti meno celebrati dalle tendenze del momento, mostrando una disponibilità quasi totale verso chi gli chiedeva uno scatto.

Il copione social racconta un attore interessato a provare ogni specialità: cibo da passeggio, spritz, drink e pasticceria. La realtà, però, è diversa. Quelle fotografie e quei filmati sono in larga parte prodotti dall’intelligenza artificiale e vengono spesso pubblicati senza una segnalazione immediatamente riconoscibile della loro natura artificiale.


Il problema va oltre lo scherzo

Sandler si trova realmente a Torino e non è impossibile che durante il soggiorno abbia mangiato o bevuto in qualche locale. Non c’è però alcuna ragione per considerare autentica la maggioranza delle immagini circolate in rete. Il confine tra testimonianza e invenzione diventa così sempre più difficile da individuare, anche quando il contenuto nasce con intento ironico.

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Il tema non riguarda soltanto la burla. Per i contenuti creati con l’intelligenza artificiale e utilizzati nel marketing esiste l’obbligo di dichiararne l’origine, ma casi come questo mostrano quanto sia complicato applicare la regola a pubblicazioni presentate come semplici giochi. La normativa, almeno in situazioni di questo tipo, sembra non coprire ogni possibile utilizzo dello strumento.


Quando anche la foto vera vacilla

Il risultato è paradossale: il ristoratore che riuscisse davvero a fotografare Sandler nel proprio locale potrebbe non essere creduto. In mezzo a immagini plausibili ma inventate, anche una prova autentica rischia di apparire come l’ennesimo contenuto costruito per attirare attenzione.

La vicenda torinese lascia quindi una domanda più ampia della semplice curiosità sulla dieta dell’attore: se fotografie e video generati artificialmente diventano indistinguibili da quelli reali, quanto può ancora valere ciò che vediamo sui social?

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