Ragusa ospita 44 esperti da 16 Paesi sulla produzione casearia
Dal primo al 3 dicembre, 44 studiosi di 16 Paesi discuteranno ricerca, sostenibilità e pratiche produttive al CoRFiLaC.
Ragusa ospiterà dall’1 al 3 dicembre 2026 la prima edizione di See Cheese, congresso internazionale dedicato ai formaggi tradizionali.
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Ricerca, degustazioni e gara
Il programma unirà interventi accademici, dimostrazioni pratiche e momenti di assaggio. Tra i relatori figurano John A. Lucey dell’Università del Wisconsin-Madison, Antonio Fernandes de Carvalho dell’Universidade Federal de Viçosa, Bartosz Sołowiej dell’Università di Lublino, Photis Papademas della Cyprus University of Technology, Elena Ciani dell’Università degli Studi di Bari, Jennifer Mahony dell’University College Cork e Paul Boettcher della FAO.
Le attività comprenderanno degustazioni guidate e abbinamenti sensoriali. I casari di Geraci Siculo mostreranno la lavorazione dei caci figurati, mentre il concorso Formaggio Innovativo: l’arte del reimpiego premierà i prodotti freschi, semistagionati e spalmabili capaci di valorizzare il riuso e la qualità organolettica. Per seguire i lavori e partecipare a corsi, cene e degustazioni sarà necessaria l’iscrizione.
Tradizione al servizio della ricerca
L’iniziativa coinvolgerà 44 esperti provenienti da 16 Paesi, riuniti in 15 sessioni, comprese 5 plenarie. Il confronto riguarderà modelli produttivi sviluppati in Europa, America Latina, Africa e Kazakistan.
Cinzia Caggia, presidente del CoRFiLaC dal 2026 e docente di Microbiologia agroalimentare all’Università degli Studi di Catania, ha spiegato che il congresso punta a rendere la filiera più resistente, verificabile e adeguata ai tempi: «See Cheese parte dalla tradizione, ma costruisce il programma come un percorso di trasformazione: dal territorio al consumatore».
L’appuntamento è promosso insieme all’Università degli Studi di Catania, all’assessorato regionale siciliano all’Agricoltura, al Comune di Ragusa e alla cooperativa Progetto Natura. L’obiettivo dichiarato è avvicinare conoscenze scientifiche, competenze artigiane e tutela ambientale, dando valore alle pratiche maturate nel territorio.
I temi delle sessioni
I dieci filoni di lavoro seguiranno le diverse fasi della produzione casearia. Si parlerà di alimentazione degli animali, utilizzo dei residui agro-industriali, recupero degli scarti del latte e protezione della varietà genetica negli allevamenti autoctoni.
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Tra gli approfondimenti ci sarà anche lo stress provocato dalle alte temperature nelle specie mediterranee, al centro di una collaborazione tra atenei algerini e Università degli Studi di Milano. Altri interventi confronteranno metodi industriali e artigianali, con un’analisi dell’impiego del legno nella produzione e nella maturazione dei formaggi.
La parte tecnologica esaminerà confezioni ottenute da residui della filiera, comprese le vinacce. Microbiologia e sicurezza alimentare saranno affrontate secondo una prospettiva che collega salute umana, animale e ambientale; un laboratorio biometrico studierà invece le reazioni dei consumatori attraverso analisi sensoriali e neuroscientifiche, con il contributo di Vincenzo Russo dell’Università IULM di Milano.
Una sezione specifica sarà riservata ai formaggi brasiliani e ai metodi scientifici utilizzati per realizzarli. Il congresso metterà così a confronto esperienze lontane, senza separare la ricerca dalle tecniche locali e dalla conoscenza diretta dei prodotti.
La riapertura della Cacioteca
L’avvio della manifestazione coinciderà con la riapertura della Cacioteca Regionale Siciliana, al termine dei lavori di ristrutturazione e adeguamento. La cerimonia è fissata per martedì 1° dicembre alle 10 e prevede la presenza di autorità locali e nazionali, tra cui Nello Musumeci, Ministro per la Protezione civile e le Politiche del mare, e Giuseppe Licitra, fondatore della struttura.
Licitra, docente ordinario all’Università degli Studi di Catania, ha definito l’intervento «un’azione di riqualificazione e potenziamento di un’infrastruttura funzionale alle attività scientifiche, tecniche e istituzionali del CoRFiLaC».
La Cacioteca disporrà di un impianto fotovoltaico destinato a ridurre i consumi delle apparecchiature e di 10 celle per la stagionatura, ognuna con una capienza massima di 10 tonnellate. Gli spazi saranno utilizzati per ricerche, laboratori del gusto, seminari e convegni.
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