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Food 3 min di lettura1 ora fa

Quanto pesto nel piatto? La guida ligure che misura la tradizione

Porzioni fotografate, valori nutrizionali e ricette locali: il progetto ligure propone un modo concreto per riscoprire la cucina tradizionale senza rinunciare all’equilibrio.

Capire quanta focaccia acquistare o quale quantità di trofie al pesto mettere nel piatto non è sempre semplice. Il problema nasce già dalla definizione di “porzione”, spesso variabile e difficile da valutare a occhio: per questo l’Atlante alimentare dei piatti liguri parte proprio dalle quantità e le rende visibili attraverso immagini e dati nutrizionali.


Le porzioni diventano leggibili

Gli autori hanno classificato ogni pietanza in tre formati: piccolo, medio e grande. La misura intermedia corrisponde alla porzione di riferimento indicata dalla Società Italiana di Nutrizione e riportata nei LARN, i Livelli di Assunzione di Riferimento di Nutrienti ed energia.

Le tre quantità sono state quindi impiattate e fotografate. Il lettore può così confrontare con immediatezza ciò che consuma abitualmente e capire se la propria scelta si avvicina alla dose più contenuta, a quella standard o a quella maggiore.

Accanto alle immagini compare una scheda con l’energia fornita dalla porzione e la composizione nutrizionale: sono indicati grassi saturi, monoinsaturi e polinsaturi, fibre, proteine e zuccheri. L’obiettivo non è trasformare i piatti della tradizione in un insieme di divieti, ma offrire strumenti per mangiare con maggiore consapevolezza.


Una tradizione compatibile con l’equilibrio

Il progetto è stato realizzato dalla Camera di Commercio della Liguria con il sostegno dell’Assessorato allo Sviluppo Economico della Regione, dell’Università di Genova, dell’Istituto Alberghiero di Genova e di AAITO, l’Associazione Allergologi e Immunologi Italiani Territoriali e Ospedalieri. L’iniziativa è legata ai 15 anni trascorsi dal riconoscimento della Dieta Mediterranea come patrimonio dell’umanità da parte dell’UNESCO.

La cucina ligure offre numerosi elementi coerenti con quel modello alimentare: verdure, erbe aromatiche, pesce, legumi e carni bianche occupano un posto importante nelle ricette regionali. Nell’introduzione dell’Atlante si ricorda inoltre che la Liguria, pur rappresentando il 2,6% della popolazione italiana, registra una quota elevata di persone longeve e in buona salute, un dato che potrebbe essere collegato anche alle abitudini alimentari.

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Ricette semplici, territorio sostenibile

La raccolta propone 8 primi piatti, 13 secondi, di cui 8 a base di pesce, 4 dolci e 9 preparazioni salate tra torte, farinata e panissa. La scelta privilegia ricette diffuse e riconoscibili, senza cercare interpretazioni elaborate o ingredienti eccezionali.

Tra i primi prevalgono le preparazioni con pesto di basilico o di noci, insieme alle zuppe di verdure e legumi. Nei secondi il pesce è centrale, ma trovano spazio anche carni bianche, interiora e animali da cortile, categorie meno presenti nell’alimentazione contemporanea rispetto a manzo e pollo.

Anche il capitolo dei dolci segue una linea essenziale, con creme e biscotti. Nel complesso, il repertorio mostra una cucina costruita su prodotti locali e stagionali, con ricadute positive sia sul consumo delle risorse sia sulle economie individuali.


Un modello da replicare

L’idea potrebbe essere applicata anche alle altre regioni italiane. Raccontare i piatti del territorio insieme alle loro quantità e al relativo apporto nutrizionale aiuterebbe a promuovere un consumo più responsabile, con vantaggi sul piano sociale, economico e ambientale.

Un’iniziativa di questo tipo non conserva soltanto ricette: protegge anche gesti, conoscenze e riferimenti condivisi. Sapere quanto si sta mangiando e quali nutrienti si stanno assumendo può rendere più sereno il rapporto con cibi come la focaccia, senza la ricerca di una perfezione alimentare irraggiungibile.

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