Pomodoro, la svolta per la mente? Cosa dice davvero lo studio
Un trial su adulti sani collega il concentrato di pomodoro a migliori risultati nei test di attenzione, ma i ricercatori invitano ancora alla prudenza.
Il pomodoro potrebbe avere un effetto positivo su alcune capacità cognitive, ma parlare di “intelligenza” sarebbe una semplificazione. A maggio 2026 la rivista Antioxidants ha pubblicato una ricerca sul rapporto tra consumo di concentrato di pomodoro, attenzione e attività cerebrale: i risultati sono interessanti, anche se non bastano a dimostrare un nesso definitivo.
Il test ha coinvolto 47 adulti
La sperimentazione ha reclutato 47 persone sane, con età compresa tra 40 e 55 anni. Solo 42 partecipanti hanno portato a termine l’intero percorso, articolato in due periodi alimentari di tre mesi ciascuno e separati da una pausa di quattro settimane.
Durante la prima fase i volontari hanno aggiunto alla loro alimentazione abituale una quantità di concentrato di pomodoro equivalente, in media, a circa due cucchiai al giorno. Nella seconda parte, invece, hanno seguito una dieta con un apporto ridotto di alimenti rossi: oltre al pomodoro sono stati esclusi anche anguria, papaya, pompelmo e guava.
Prima e dopo entrambi i periodi, il gruppo di ricerca ha effettuato prelievi di sangue. Su una parte dei partecipanti sono state svolte anche scansioni cerebrali, mentre l’attenzione è stata valutata con il test d2-R. L’esame richiede di riconoscere rapidamente alcune lettere “d” tra numerosi simboli simili, selezionando soltanto quelle accompagnate da due trattini e lavorando su ciascuna riga per 20 secondi.
Più attenzione, ma non più intelligenza
Al termine della fase con il concentrato e gli altri alimenti rossi, i partecipanti hanno ottenuto mediamente risultati migliori nelle prove di concentrazione. Il dato, però, non dimostra che mangiare pomodoro renda più intelligenti: misura soprattutto una possibile variazione dell’attenzione in un gruppo circoscritto di adulti sani.
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Le analisi ematiche hanno mostrato anche una maggiore presenza di licopene nelle persone che avevano seguito la dieta con il pomodoro. Questo carotenoide è il composto al centro dell’interesse dei ricercatori perché può oltrepassare la barriera emato-encefalica e, secondo le ipotesi dello studio, raggiungere il tessuto cerebrale.
Il ruolo del licopene resta da chiarire
Il concentrato utilizzato forniva circa 111 milligrammi di licopene ogni 100 grammi di prodotto. La dose quotidiana, pari a circa 35 grammi, garantiva poco più di 38 milligrammi della sostanza; per ottenere una quantità comparabile attraverso il pomodoro fresco sarebbe stato necessario consumarne molto di più.
Gli autori non attribuiscono comunque il risultato esclusivamente al licopene. Nel concentrato sono presenti anche altri carotenoidi e diverse molecole caratteristiche del pomodoro. Il possibile meccanismo coinvolgerebbe inoltre il BDNF, una proteina associata alla capacità delle cellule nervose di adattarsi e riorganizzare le proprie connessioni.
La ricerca rimane preliminare: il campione è ridotto, i partecipanti sono piuttosto omogenei e il disegno dello studio non consente di stabilire con certezza un rapporto causa-effetto tra consumo di pomodoro e maggiore concentrazione. Un precedente lavoro pilota, citato dalla divulgazione scientifica, aveva tuttavia osservato miglioramenti cognitivi in persone anziane dopo otto settimane di una zuppa di riso preparata con polvere di pomodoro. Il quadro, quindi, è promettente ma non autorizza ancora a trasformare il concentrato in una scorciatoia per diventare più intelligenti.
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