Petite Arvine a 980 metri, ma senza DOC: il vino che sfida le regole
Il Sopraquota 900 di Rosset Terroir nasce in altura e racconta il futuro possibile della viticoltura valdostana
Pinot Nero, Chardonnay e persino Syrah mostrano quanto Rosset Terroir stia spingendo il concetto di viticoltura alpina. Le vigne dell’azienda, collocate tra 770 e 850 metri, danno vita a interpretazioni molto diverse tra loro: il Pinot Nero 2024, lavorato a grappolo intero, punta su profumi floreali e spezie orientali; lo Chardonnay 770 metri 2023 esprime una marcata impronta di montagna, mentre il Syrah 2024 si confronta con un ambiente assai più fresco rispetto a quello abituale del vitigno.
Rosset Terroir guarda sempre più in alto
Il Pinot Nero si distingue per tensione e sottigliezza, con un carattere più vicino alla sensibilità germanica che alla tradizione borgognona. Il finale resta fine ma incisivo. Anche gli altri vini seguono la stessa direzione: proporre una lettura della Valle d’Aosta svincolata dagli schemi consueti, anche quando questo comporta l’uscita dai confini fissati dai disciplinari.
L’idea trova la sua espressione più compiuta nel Sopraquota 900 2023, ottenuto da Petit Arvine allevata a Villeneuve a 980 metri. Il vino ha ricevuto i Tre Bicchieri della guida Vini d’Italia 2026 e rappresenta il prodotto simbolo di un progetto che indica in etichetta l’altitudine delle diverse vigne.
Un bianco oltre i confini della DOC
La vinificazione prevede una divisione in parti uguali tra legno, acciaio e anfora. Nel bicchiere il vino appare meno espansivo e fruttato rispetto ad altri Petit Arvine valdostani: emergono fiori freschi ed erbe di campo, accompagnati da un sorso energico e rinfrescante.
La delicatezza iniziale non deve trarre in inganno. Il Sopraquota 2023 possiede infatti struttura, persistenza e una profondità che gli permette di guardare anche all’evoluzione nel tempo, restituendo con precisione il carattere del paesaggio alpino.
La regola che penalizza l’uva simbolo
Il caso nasce da un limite previsto dalla denominazione. La Petit Arvine non può rientrare nella DOC oltre una quota che varia, in base al comune, tra 700 e 800 metri; per alcune varietà internazionali, invece, il disciplinare consente di salire più in alto.
Martina Vièrin, responsabile commerciale di Rosset Terroir, racconta che nel terreno acquistato nel 2016 a Villeneuve convivono una parcella di Petit Arvine e una di Pinot Grigio. Solo quest’ultimo può utilizzare la denominazione, mentre l’altra uva viene destinata al Sopraquota, nome scelto proprio per richiamare la collocazione del vigneto oltre il limite ammesso.
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Altitudine, freschezza e maturazione
Alle origini della norma ci sono motivazioni agronomiche. In passato la Petit Arvine, caratterizzata da un’acidità elevata, poteva incontrare difficoltà nel completare la maturazione alle quote maggiori; oggi, nel vigneto di Rosset Terroir, raggiunge spesso una gradazione superiore ai 14 gradi alcolici anche mantenendo la propria impronta fresca.
In montagna le temperature massime durante il giorno possono risultare sorprendenti, talvolta persino più alte di quelle del fondovalle. Il tratto decisivo è però l’escursione termica: nelle ore notturne il termometro può scendere di oltre 10 gradi, rallentando il ciclo della pianta e favorendo una definizione più nitida dei profumi. Il risultato non è tanto un vino meno alcolico, quanto una percezione più leggera, sostenuta da finezza e tensione.
Una revisione per cambiare prospettiva
Il Sopraquota resta per ora un caso quasi unico. Nella regione, che conta circa 30 ettari di Petit Arvine, le vigne collocate sopra gli 800 metri sono ancora poche e la maggior parte degli impianti si trova nella plaine, l’altipiano attorno ai 500 metri dove si concentra gran parte della viticoltura valdostana.
Verso Morgex e La Salle, ai piedi del Monte Bianco, i vigneti arrivano invece a 1200 metri, tra le quote più elevate d’Italia. Anche vicino ad Aosta esistono appezzamenti prossimi ai 1000 metri. In Svizzera, Paese da cui la varietà è arrivata in Valle d’Aosta — o forse vi è ritornata, considerando le affinità genetiche con il Petit Rouge — le coltivazioni oltre i 1000 metri sono già abbastanza comuni.
Il Consorzio sta quindi lavorando alla modifica del disciplinare. L’obiettivo, come spiegato dall’organismo, è rimuovere il tetto altimetrico e permettere alla Petit Arvine di rappresentare anche quelle vigne che oggi, pur trovandosi nel loro ambiente naturale, restano fuori dalla DOC.
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