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Food 2 min di lettura12 ore fa

Il dolore di Perbellini: addio a Silvia dopo la lunga battaglia

La moglie dello chef veronese aveva 57 anni e sosteneva la ricerca sul colangiocarcinoma attraverso il ruolo nella fondazione dedicata alla malattia.

«Senza mia moglie tutto questo non ci sarebbe». Giancarlo Perbellini ha spesso riassunto così il peso di Silvia Bernardocchi nella sua vita e nel suo percorso professionale. Oggi quelle parole assumono un significato ancora più drammatico: la moglie dello chef veronese è morta a 57 anni, dopo aver affrontato una rara forma di tumore delle vie biliari.


Una battaglia trasformata in impegno

Commercialista, Silvia Bernardocchi negli ultimi mesi aveva scelto di parlare pubblicamente della propria esperienza. L’obiettivo era contribuire a far conoscere la malattia e sostenere gli studi necessari a contrastarla.

Dal suo vissuto era nato anche un impegno concreto nella Fondazione Colangiocarcinoma Ets, organizzazione nella quale aveva assunto l’incarico di vicepresidente. Il suo lavoro si era così affiancato alla testimonianza personale, con l’intento di rafforzare l’attenzione sulla ricerca.


Accanto allo chef nella rinascita

Silvia aveva seguito da vicino anche le scelte professionali del marito. Il passaggio più significativo era arrivato quando Perbellini aveva chiuso il suo storico ristorante per ripartire con il progetto del 12 Apostoli, locale che porta il suo nome e che ha ottenuto in breve tempo tre stelle Michelin.

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La consacrazione era arrivata a Modena, nel novembre del 2024. Sul palco, insieme allo chef, era salita anche Silvia: entrambi si erano lasciati andare a un pianto liberatorio, al termine di un cammino condiviso e segnato da una ripartenza decisiva.


Il legame al centro di tutto

Perbellini aveva raccontato più volte quanto la moglie fosse stata importante non soltanto nella sua vita privata, ma anche nella rinascita del suo lavoro. La sua presenza aveva accompagnato le fasi più delicate e ambiziose della carriera dello chef.

La scomparsa di Silvia Bernardocchi chiude una storia di sostegno reciproco durata negli anni e lascia Perbellini davanti a un dolore profondo, dopo una malattia combattuta anche con l’impegno a favore degli altri.

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