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Food 3 min di lettura6 giorni fa

Mensa, Mortara punisce i morosi con il pasto in bianco

Per i nuclei con oltre 150 euro di arretrati scatta un menu semplificato: il sindaco Fabio Farina sostiene che la stretta stia già portando a qualche pagamento in più.

Negli ultimi anni l’attenzione su ciò che finisce nei piatti degli studenti è aumentata, ma nelle mense italiane resta un problema che pesa ancora molto: gli sprechi. Un’indagine dell’università di Bologna, condotta nel 2019 su oltre 100mila pasti, ha rilevato che quasi il 30% del cibo non viene consumato e che quasi il 22% finisce nella spazzatura; circa l’8% viene invece recuperato.


A Mortara il menu diventa uno strumento di

A Mortara, in provincia di Pavia, il Comune ha scelto una strada insolita per affrontare i mancati versamenti del refettorio: ai figli delle famiglie con debiti superiori a 150 euro viene servito un pasto semplificato, senza sughi o condimenti. L’obiettivo, nelle intenzioni dell’amministrazione, è far pesare la scelta direttamente sui bambini, così da spingere i genitori a regolarizzare la situazione.

Fabio Farina, sindaco della città, ha spiegato che si tratta di un menu essenziale, costruito su pasta bianca e carne chiara, con eventuale frutta e verdura. Interpellato sulla composizione completa del piatto, ha aggiunto: «Mi sembra di sì, ci dovrebbero essere».


Il sindaco parla di effetti già visibili

Secondo Farina, la stretta avrebbe già prodotto i primi risultati. La differenza rispetto al menu ordinario e la scarsa appetibilità di alcune preparazioni, soprattutto per i più piccoli, starebbero alimentando le richieste dei figli ai genitori. In questo modo, ha sostenuto il primo cittadino, le famiglie sarebbero più incentivate a saldare gli arretrati.

Il sindaco ha anche chiarito che molti mancati pagamenti dipendevano, in diversi casi, da semplici dimenticanze. La misura, dunque, viene presentata dal Comune come un modo per rimettere in moto i versamenti rimasti fermi.

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Quanto pesano le mense in Italia

Il tema non riguarda solo Mortara. Ogni anno nelle scuole italiane vengono serviti circa 400 milioni di pasti e ogni giorno pranzano a scuola due milioni di persone. Più di un bambino su due utilizza il servizio mensa, anche se il fenomeno resta molto meno diffuso nel Mezzogiorno.

Nel Sud, infatti, solo una scuola su quattro dispone di un refettorio; di conseguenza, molti alunni che restano a pranzo in istituto mangiano direttamente in classe. Sul piano economico, le famiglie spendono in media 87-89 euro al mese per l’infanzia e la primaria, ma i prezzi cambiano molto da regione a regione. L’Emilia-Romagna è la più cara, con 116 euro per l’infanzia e 115 per la primaria, mentre la Sardegna è la più economica con 61 euro per l’infanzia e 65 per la primaria.


Dalle proteste ai cambiamenti nei menu

Già attorno al 2010 diversi genitori avevano iniziato a contestare tariffe ritenute troppo alte, menu poco vari e ingredienti giudicati di qualità insufficiente. Nello stesso anno, a Milano, si svolse anche lo "schiscetta day", quando centinaia di studenti portarono da casa il pranzo. L’iniziativa si diffuse in varie città e in alcuni casi contribuì a modificare l’offerta delle mense.

Un altro segnale di cambiamento arriva dalla composizione dei pasti. Tra il 2020 e il 2025 la presenza dei legumi è salita dall’81% al 94%, mentre sono diminuite sia le carni rosse sia i cibi ultraprocessati. Nello stesso periodo sono cresciuti anche i prodotti locali e quelli biologici: questi ultimi sono passati dal 31% al 50%.

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