McRib, la causa sul contenuto arriva davanti al giudice
Un tribunale di Chicago ha respinto la richiesta di archiviazione presentata dalla catena di ristorazione veloce
La causa collettiva sul McRib potrà proseguire negli Stati Uniti. Il tribunale federale di Chicago ha infatti respinto la richiesta di McDonald’s di chiudere il procedimento.
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Cosa contestano i consumatori
L’azione legale è stata avviata nel dicembre 2025 da quattro clienti. Secondo l’accusa, il nome del panino, la sua forma e il prezzo avrebbero potuto far pensare che contenesse vere costine di maiale, un taglio considerato più pregiato rispetto ad altri.
Il McRib è stato lanciato nel 1981 e viene riproposto periodicamente nei ristoranti statunitensi della catena. Il panino contiene una polpetta di maiale disossato, sagomata per ricordare una fila di costine, oltre a salsa barbecue, cipolle e cetriolini.
I querelanti sostengono però che l’impasto possa includere parti meno costose del maiale, come spalla, cuore, trippa e stomaco. McDonald’s ha negato con fermezza l’impiego di frattaglie e la controversia riguarda soprattutto la possibile differenza tra il prodotto evocato dal nome e quello effettivamente venduto.
La decisione del tribunale
La giudice federale April Perry, il 30 ottobre, ha escluso l’archiviazione completa del caso. La decisione non equivale a una condanna per McDonald’s, ma consente ai consumatori di portare avanti le loro contestazioni.
Perry ha osservato che il sito della catena presenta il McRib come un prodotto a base di carne di maiale, senza specificare che venga utilizzato il taglio delle costine. Secondo la giudice, non si può dare per scontato che un cliente debba svolgere ricerche approfondite prima di acquistare un panino da 7 dollari.
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La difesa della società sostiene invece che nessun consumatore ragionevole potrebbe interpretare alla lettera la forma del prodotto e pensare di trovare costine intere nel pane. Il procedimento dovrà ora stabilire se la presentazione commerciale abbia davvero indotto in errore gli acquirenti e se da questo sia derivato un danno economico.
Le altre cause contro le catene
Negli Stati Uniti le azioni collettive contro le grandi catene di ristorazione veloce sono frequenti. McDonald’s, Burger King e Wendy’s sono state citate soprattutto per pubblicità che mostravano hamburger più grandi rispetto a quelli serviti nei locali.
Negli ultimi anni diversi procedimenti sulle dimensioni o sull’aspetto dei prodotti sono stati archiviati. Le controversie possono comunque comportare spese elevate per le aziende, anche quando non si arriva a un risarcimento, a causa dei costi sostenuti per le campagne di comunicazione e per la difesa legale.
Nel 2020 Chipotle ha accettato di versare 6,5 milioni di dollari per chiudere una causa sulla promozione dei propri alimenti come privi di organismi geneticamente modificati, nonostante l’uso di alcuni ingredienti collegati a colture di questo tipo. Nel 2011, invece, Taco Bell era stata accusata di vendere tacos con una quantità di carne bovina inferiore a quella dichiarata: il procedimento fu ritirato senza indennizzo, ma la società spese tra 3 e 4 milioni di dollari in pubblicità per rispondere alle accuse.
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