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Food 3 min di lettura8 ore fa

Il debutto di Grolet a Venezia ha già un simbolo: il mini maritozzo

Il celebre pasticcere francese porta la sua estetica spettacolare alla Giudecca e racconta identità, piattaforme digitali, prezzi e rapporto con il pubblico italiano.

L’immagine ha aperto la strada, ma secondo Cédric Grolet è il gusto a far tornare le persone. Il pasticcere francese, seguito da oltre 20 milioni di utenti sulle diverse piattaforme digitali, ha scelto Venezia per il suo primo indirizzo italiano: il nuovo spazio all’interno dell’Airelles Palladio, alla Giudecca.

La sua pasticceria, riconoscibile per i dolci che riproducono frutta e altri elementi con grande realismo, arriva così in una città dove la tradizione dolciaria ha radici profonde. Per l’esordio locale, dopo diversi tentativi, la scelta è caduta su un solo prodotto italiano: il maritozzo, proposto in formato ridotto.


L’immagine porta il pubblico, il gusto lo trattiene

Grolet ha spiegato che l’aspetto visivo e la qualità del dolce non sono alternativi. La fotografia, i video e la cura scenografica attirano l’attenzione; il sapore, invece, dovrebbe trasformare la curiosità iniziale in un rapporto duraturo con la pasticceria.

“Il bello fa arrivare, il buono fa rimanere”, ha sintetizzato parlando del legame tra estetica e prodotto. A suo giudizio, le piattaforme digitali hanno avuto un ruolo decisivo nella crescita internazionale dell’attività, permettendogli anche di dare maggiore visibilità al lavoro dei pasticceri.

Il rapporto con questi strumenti, tuttavia, non viene considerato soltanto positivo: tutto dipende dall’uso che se ne fa. Per Grolet si tratta prima di tutto di un mezzo professionale, utile a comunicare e a costruire un pubblico globale.


Venezia sceglie un maritozzo in miniatura

Prima di arrivare alla proposta definitiva, il gruppo ha sperimentato diverse ricette legate alla tradizione italiana. Il confronto con le richieste della clientela ha portato però a cambiare direzione: invece di ampliare troppo l’offerta locale, Grolet ha preferito mantenere il carattere della propria pasticceria e inserire un solo omaggio all’Italia.

Il risultato è un maritozzo di piccole dimensioni. Il pasticcere ha definito la cultura dolciaria italiana molto sviluppata e l’ha descritta non come più semplice rispetto ad altre, ma potenzialmente più elegante.

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La sede veneziana si trova in un ex convento della Giudecca, ma la scelta dell’edificio non è stata il principale motivo d’ispirazione. A spingere verso l’Italia è stata soprattutto la collaborazione con Airelles, già coinvolta in altre tre aperture, insieme al desiderio di cominciare proprio da Venezia: una città che Grolet considera raffinata e discreta.


Una firma riconoscibile senza fermarsi

La notorietà del pasticcere nasce anche dai dolci-illusione, capaci di sembrare mele, pesche o limoni autentici. Questa impronta, diventata una tendenza internazionale e molto imitata, potrebbe sembrare un vincolo; Grolet ammette che le aspettative crescono ogni volta che il pubblico riceve qualcosa di nuovo, ma considera proprio questa pressione una spinta a migliorarsi.

Non tutte le creazioni, però, devono cercare lo stupore. La cioccolateria lascia spazio alla sperimentazione, mentre per la colazione dell’Airelles l’obiettivo è proporre preparazioni più familiari e rassicuranti. Il progetto, quindi, determina il linguaggio del dessert.

Anche nelle collaborazioni con gli chef il punto di partenza resta comune: offrire agli ospiti una buona esperienza, accompagnata dal desiderio di tornare. La sintonia risulta più semplice quando i cuochi coinvolti conoscono già la sua cucina e il suo metodo.


Quanto costa l’alta pasticceria

Sul prezzo, Grolet sostiene che le sue proposte siano in linea con quelle di altre realtà di alta pasticceria. Il conto, secondo la sua spiegazione, riflette il lavoro della squadra e il valore delle materie prime acquistate dai produttori locali.

Il marchio contribuisce alla notorietà dei fornitori e dei prodotti utilizzati, ma il pasticcere respinge l’idea che il cliente paghi soltanto il nome. La sua posizione è che il prezzo debba comprendere l’intero lavoro necessario per realizzare e presentare ogni dolce.

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