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Food 3 min di lettura1 ora fa

Heston Blumenthal ritrova creatività dopo la crisi mentale

Lo chef racconta il percorso dopo il ricovero del 2023 e i progetti tra cucina multisensoriale e benessere intestinale

Heston Blumenthal ha raccontato di stare meglio dopo la grave crisi mentale del 2023 e il successivo ricovero psichiatrico. In un’intervista al Telegraph, lo chef britannico ha spiegato di percepire il ritorno della propria creatività.

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Il progetto sul benessere intestinale

Blumenthal sta lavorando a un percorso che unisce la cucina multisensoriale agli effetti dell’alimentazione sull’intestino. L’obiettivo è studiare il rapporto tra sapori, immagini, suoni, apparato digerente ed emozioni.

Secondo lo chef, non incidono soltanto gli alimenti consumati, ma anche ciò che si ascolta e si osserva durante l’esperienza. Ha definito questo sviluppo uno degli aspetti che oggi lo entusiasmano maggiormente.


Una quotidianità più regolare

Nel presente di Blumenthal ci sono anche esercizio fisico, dimagrimento e un rapporto più attento con il cibo. Ha raccontato di aver smesso di mangiare rapidamente e senza attenzione: ora procede più lentamente, dedica poco spazio al pranzo e attende con piacere il momento della cena.

Lo chef ha citato l’antica indicazione di masticare ogni boccone trenta volte. A suo avviso, concentrarsi sui cambiamenti di consistenza e sapore aiuta a riconoscere meglio ciò che si sta mangiando.

La moglie Melanie Ceysson ha avuto un ruolo decisivo nel percorso di cura. Fu lei a prendere la difficile decisione di chiedere il ricovero coatto del marito; Blumenthal le ha riconosciuto il merito di avergli salvato la vita, ammettendo di non sapere se avrebbe trovato la stessa determinazione nella situazione opposta.


Il ritorno dopo il ricovero

La nuova intervista arriva a circa tre anni dal crollo psicologico che portò Blumenthal in Provenza. Lo chef trascorse due settimane in una struttura psichiatrica e altre sei in una clinica specializzata, dove gli venne diagnosticato un disturbo bipolare e gli furono prescritti farmaci ad alto dosaggio.

Descrivendo le condizioni del ricovero, ha ricordato l’arrivo nella sua abitazione di un agente armato, altri poliziotti, cinque vigili del fuoco e un medico accompagnato da un assistente. Dopo la somministrazione di un sedativo, si risvegliò in una struttura con numerose porte metalliche, esperienza che ha definito terribile.

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L’uso prolungato del litio gli aveva fatto temere di aver perso definitivamente la capacità di inventare. Oggi, però, riferisce di sentirsi più stabile rispetto a un anno fa e ha spiegato che, per il disturbo bipolare, l’assestamento delle terapie può richiedere da tre a otto anni.

«Sto bene, penso?», ha detto con prudenza parlando della propria salute mentale. Ha anche raccontato di aver rimpianto per un periodo la fase ipomaniacale, prima di riuscire a guardare alla depressione senza provare la stessa sofferenza.


Cucina, lavoro e riconoscimenti

Per più di dieci anni il cuoco aveva lavorato fino a venti ore al giorno. L’esperienza al The Fat Duck, il ristorante del Buckinghamshire che lo rese celebre nei primi anni Duemila, lo portò a concentrarsi quasi interamente sulla ricerca gastronomica e a mettere continuamente in discussione metodi e risultati.

Blumenthal ha spiegato che la cucina gli offrì una direzione in un periodo in cui non sapeva quale sarebbe stato il proprio destino. Il ristorante contribuì a trasformare il locale in uno dei riferimenti della ricerca culinaria internazionale.

Una parte della sua spinta professionale nacque anche dalle dure critiche ricevute dalla madre durante l’infanzia. Dopo la morte della donna, avvenuta nel 2021, lo chef trovò un cassetto pieno di ritagli dedicati ai suoi successi e interpretò quella scoperta come la prova di un orgoglio mai manifestato apertamente.

Nel 2006 Blumenthal ha ricevuto il titolo di OBE. Tra i contributi associati al suo lavoro figurano la cottura sottovuoto, l’impiego dell’azoto liquido e la patata fritta sottoposta a tre cotture.

Dopo anni segnati dalla scarsa fiducia in se stesso, oggi dice di voler riconoscere il valore delle proprie idee, molte delle quali sono state riprese da altri cuochi. «La mia creatività sta tornando», ha affermato, collegando questo recupero alla maggiore capacità di riconoscere ciò che ha apportato alla cucina.

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