Foreste, la corsa contro il degrado vale 1.800 miliardi l’anno
La FAO avverte: per recuperare i territori compromessi servono più fondi, interventi scientifici e il coinvolgimento delle comunità locali
Per rispettare gli obiettivi internazionali sul recupero degli ecosistemi servirà uno sforzo finanziario senza precedenti. Entro il 2030 gli investimenti annuali dovranno passare da 64 a circa 296 miliardi di dollari, mentre il ripristino dei territori degradati potrebbe produrre benefici economici per 1.800 miliardi di dollari ogni anno.
Il finanziamento è ancora insufficiente
Il traguardo fissato dal Quadro Globale per la Biodiversità di Kunming-Montreal impone di riportare in buone condizioni almeno il 30 percento degli ecosistemi terrestri, delle acque interne, delle zone costiere e degli ambienti marini degradati entro il 2030. Per arrivare a quel risultato occorrerà intervenire complessivamente su 469 milioni di ettari.
La velocità richiesta è molto elevata: dal 2027 bisognerà avviare al recupero altri 65,6 milioni di ettari ogni anno. La FAO ritiene quindi necessario moltiplicare per oltre quattro le risorse oggi disponibili, affiancando ai finanziamenti una gestione inclusiva dei territori e criteri fondati sulle conoscenze scientifiche.
Foreste sotto pressione crescente
Nel rapporto The State of the World’s Forests 2026, la FAO descrive il ruolo centrale delle aree boschive nel funzionamento del pianeta. Le foreste coprono circa 4,14 miliardi di ettari, pari al 32 percento delle terre emerse, custodiscono 714 gigatonnellate di carbonio e ospitano fino all’80 percento della biodiversità terrestre. Da questi ambienti dipendono anche cibo e reddito per quasi un terzo della popolazione mondiale.
La pressione esercitata dalle attività umane ha tuttavia ridotto in modo drastico questo patrimonio. Tra il 1990 e il 2025 sono scomparsi 489 milioni di ettari di foresta, mentre altri 460 milioni risultano gravemente degradati. Considerando l’insieme dei suoli del pianeta, circa 1,56 miliardi di ettari sono compromessi dal sovrasfruttamento o dalla trasformazione della destinazione d’uso.
Il costo di non intervenire
La crisi è aggravata da incendi, organismi nocivi, malattie e fenomeni atmosferici estremi. Ogni anno questi fattori colpiscono circa 127 milioni di ettari di superficie forestale, riducendo una riserva naturale essenziale per la stabilità climatica, la disponibilità d’acqua e la produzione agricola.
Secondo le stime raccolte dalla FAO, lasciare proseguire il degrado può costare al mondo tra 878 miliardi e 6,3 trilioni di dollari all’anno, cioè una quota compresa tra il 2 e l’8,3 percento del prodotto interno lordo globale. Il rapporto sintetizza il rischio in questi termini: «I costi dell’inazione superano quelli del ripristino, comprese significative perdite sociali e culturali».
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La rigenerazione, al contrario, può trasformarsi in un investimento con ricadute economiche concrete. In condizioni favorevoli, ogni dollaro destinato al recupero degli ecosistemi può produrre fino a 30 dollari di ritorno, grazie a suoli più fertili, cicli dell’acqua più regolari e una maggiore tutela della biodiversità. Anche la lotta a desertificazione e siccità avrebbe un rendimento sociale rilevante: 2.600 miliardi di dollari distribuiti in quindici anni potrebbero generare benefici otto volte superiori alla spesa.
Comunità locali decisive
Il recupero dei territori non riguarda soltanto gli equilibri naturali. Popolazioni residenti e popoli indigeni vengono indicati come protagonisti indispensabili della gestione del territorio, mentre i progetti di ripristino possono creare occupazione e rafforzare la stabilità economica delle aree rurali.
Le 25 iniziative faro dedicate alle foreste hanno già prodotto circa 641.534 posti di lavoro e puntano ad arrivare vicino a 4,89 milioni di occupati entro il 2030. Un esempio è il Three-North Program, avviato in Cina nel 1978: in oltre quarant’anni avrebbe contribuito a sottrarre 15 milioni di persone alla povertà e a creare 313 milioni di posti di lavoro nelle campagne interessate.
Tra risultati e promesse
I progressi registrati finora non colmano però la distanza tra gli impegni annunciati e gli interventi realizzati. Nell’ambito del FRA 2025 gli Stati hanno segnalato il recupero di circa 44 milioni di ettari forestali; nei settimi rapporti nazionali presentati alla Convenzione sulla Diversità Biologica sono invece indicati oltre 206,5 milioni di ettari di ecosistemi terrestri interessati da azioni di ripristino.
Quong Dongyu, Direttore Generale della FAO, ha avvertito che rinviare gli interventi o progettarli male farebbe aumentare la spesa nel lungo periodo e aggraverebbe le disuguaglianze. Ha inoltre sottolineato che, da qui al 2030, il recupero dovrà essere attuato con metodi basati sulla scienza, politiche coerenti e una forte attenzione alle persone, così da rendere i paesaggi degradati una risorsa per uno sviluppo sostenibile.
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