Dal Monferrato agli yacht: il vino dei manager conquista Swan
Tanno Vois e Paola Daniele hanno trasformato una piccola vigna piemontese in un progetto da 10 mila bottiglie, arrivato anche alle regate internazionali
Una degustazione privata ha aperto a Bricco Falchet le porte della nautica internazionale. Oggi le bottiglie prodotte da Tanno Vois e Paola Daniele accompagnano eventi e competizioni del circuito Swan, dopo una trasformazione professionale iniziata tra le colline del Monferrato astigiano e arrivata fino al mare.
Il salto dagli uffici alle regate
Il passaggio dal mondo manageriale alla viticoltura non è stato soltanto una scelta romantica. Vois, olandese ed ex dirigente di una multinazionale attiva nella grafica e nel metal packaging, ha perso il posto dopo l’acquisizione del gruppo da parte di un fondo statunitense. Daniele, torinese e sua collega nella stessa società, ha lasciato l’azienda qualche anno più tardi, quando il progetto agricolo era ormai diventato la loro attività principale.
L’ingresso nel mondo Swan è nato quasi per caso durante una serata organizzata nella loro casa, con assaggi e abbinamenti dedicati agli ospiti. Tra i presenti c’era un professionista del catering incaricato di selezionare alcuni vini per il Salone nautico di Düsseldorf. In seguito, proprio durante la rassegna tedesca, la coppia ha conosciuto un manager piemontese di Nautor Swan, che ha apprezzato sia le etichette sia la scelta di lavorare su tirature contenute.
Da quel momento Bricco Falchet ha iniziato a fornire i propri vini agli appuntamenti nautici e alle regate delle imbarcazioni Swan. Le bottiglie sono arrivate anche alla Rolex Swan Cup, manifestazione che ha riunito 170 barche, un primato per un raduno monomarca nella storia della vela.
Una collina diventata cantina
La storia è partita da La Falchetta, podere situato a Mombercelli, su una altura del Monferrato astigiano. La proprietà comprende tre ettari, ai quali si aggiungono altri appezzamenti condotti insieme ai proprietari e utilizzati per reperire parte delle uve. Quando la coppia ha cominciato a occuparsene, i terreni erano rimasti a lungo senza cure e una parte della vigna era malata.
Per i primi due anni Paola e Tanno hanno lavorato con l’aiuto di amici esperti, occupandosi della potatura e affidando loro la vinificazione. Le quantità iniziali erano ridotte e la raccolta veniva svolta anche con la pigiatura a piedi. «Abbiamo capito che da quelle vigne potevano nascere vini straordinari», ha raccontato Paola Daniele parlando dell’avvio del progetto.
Le analisi hanno poi evidenziato la presenza di due terreni differenti lungo i versanti del Bricco Falchetta: uno più argilloso e sabbioso, l’altro sabbioso e limoso, con una componente argillosa minima. Il versante nordorientale presenta caratteristiche paragonate a quelle del Barbaresco e ha portato alla realizzazione di un nuovo impianto di Nebbiolo.
Fai una domanda su questo articolo o sul suo argomento: l'AI risponde in modo pertinente.
Poche bottiglie, identità precisa
La vera partenza dell’azienda è arrivata nel 2024, con la nascita di Bricco Falchet. Daniele, che fino ad allora era rimasta dipendente, ha rassegnato le dimissioni; Vois aveva iniziato a occuparsi delle vigne tre anni prima. Da due anni i due lavorano a tempo pieno con un enologo e un agronomo, che completano il gruppo impegnato tra campagna e cantina.
Il primo debutto commerciale ha riguardato una Barbera d’Asti e uno spumante brut Monferrato bianco. Successivamente sono arrivati il rosato e il primo Nizza; il calendario prevede per il prossimo anno il Nizza riserva e, nel 2028, il Nebbiolo superiore. L’obiettivo è raggiungere sette etichette complessive.
La produzione attuale si ferma a 10 mila bottiglie e il limite massimo fissato dalla coppia è di 15 mila. La scelta è precisa: mantenere una dimensione artigianale, seguire ogni fase direttamente e puntare sul valore dei vini invece che sulla quantità. «Non abbiamo scelto di costruire infrastrutture: abbiamo investito soprattutto nelle competenze, nel terreno e nelle persone», ha spiegato Daniele.
Il cocktail dedicato a Edoardo
Il rapporto con il mondo Swan ha prodotto anche un’idea originale legata a Torino. A Porto Rotondo, durante una degustazione per gli armatori, Paola Daniele ha fatto assaggiare a Edoardo Ferragamo una bottiglia del primo Nizza Docg. Da quell’incontro è nata la proposta scherzosa di utilizzarlo in un drink, poi trasformata in un progetto concreto.
Per sviluppare la ricetta, Daniele ha coinvolto Davide Pinto di Affini, a Torino. Dopo un mese di prove e degustazioni, il cocktail è stato presentato a Porto Rafael insieme a Turismo Torino, con una miniatura tridimensionale della Mole Antonelliana.
Il drink, chiamato EDO, combina vermouth rosso e Biancosarti, filtrati con latte di capra e sottoposti a macerazione. In superficie viene aggiunto uno strato sospeso di Nizza Docg Lois: un aperitivo pensato per legare il vino del Monferrato alla tradizione torinese e agli appuntamenti della vela.
Continua a leggere
Teroldego nel risotto: il trucco per non perdere aroma e cremosità
Un primo piatto dal colore rubino e dal profumo intenso, con indicazioni per la cottura, alcune varianti e il modo migliore per conservarlo.
Riso e verza nel ripieno: il Piemonte da scoprire a tavola
Dalle Langhe arriva una pasta fresca rustica e delicata, da completare con burro e salvia e da preparare anche in anticipo.
Bari, una serata per scoprire i maestri della pasticceria locale
Tradizione, ricerca e nuove interpretazioni saranno al centro della premiazione dedicata alle insegne più interessanti di Bari e provincia.
Pecorino e cannella: il primo piatto sorprendente di Cannavacciuolo
Una crema di pecorino, pasta e una spolverata di cannella bastano per portare in tavola una ricetta rapida dal carattere deciso e raffinato.