Cibo e salute, la controffensiva americana passa dai social
Negli Stati Uniti la disputa sul sistema alimentare si è trasformata in una battaglia per orientare il racconto pubblico.
Negli Stati Uniti la disputa sul sistema alimentare si è trasformata in una battaglia per orientare il racconto pubblico. Da una parte crescono le richieste di interventi più severi su pesticidi, additivi e prodotti ultra-processati; dall’altra, le imprese del settore stanno cercando di difendere la propria reputazione e i propri interessi attraverso una rete organizzata di comunicazione.
Marion Nestle, biologa molecolare e nutrizionista che da anni analizza i rapporti tra industria e politica alimentare, considera l’iniziativa tutt’altro che sorprendente. Secondo l’esperta, le aziende sfruttano gli strumenti disponibili per tutelare i propri affari, anche perché in assenza di nuove norme hanno ampi margini d’azione: «Le aziende alimentari hanno la licenza di fare tutto il lobbying che vogliono e possono dire quello che vogliono. Nessuno le costringe a fare nulla. Nessuno le ritiene responsabili di nulla».
La salute pubblica divide Washington
Il confronto si è intensificato con Make America Healthy Again, il progetto sostenuto da Robert F. Kennedy Jr., Segretario della salute e dei servizi umani degli Stati Uniti d’America. L’iniziativa ha portato al centro del dibattito la qualità dell’alimentazione, i metodi agricoli intensivi, gli oli di semi e il ricorso a sostanze chimiche.
Su questi temi si è formata una convergenza politica insolita. Critiche un tempo associate soprattutto all’area progressista hanno trovato sostenitori anche tra esponenti conservatori e in una parte consistente del Congresso, mentre la campagna contro le malattie croniche ha contribuito a modificare l’atteggiamento di molti cittadini.
La crescente attenzione dell’opinione pubblica preoccupa le grandi aziende, che temono l’arrivo di regole più rigide e un deterioramento della fiducia nei loro prodotti. A giudizio di Jerold Mande, già sottosegretario aggiunto per la sicurezza alimentare al Dipartimento dell’Agricoltura degli Stati Uniti durante la presidenza Obama, il settore sta reagendo come in una situazione di emergenza: «Si rendono conto ora di trovarsi di fronte a una minaccia esistenziale, e l’intero loro modello di business negli ultimi decenni si è sviluppato attorno a: come facciamo a fare soldi? Non si faranno progressi se non si usano le due potenti leve del governo: finanziamenti e regole».
La risposta organizzata dell’industria
Un’inchiesta di The Guardian e Documented ha ricostruito l’esistenza di Growing a Healthier America, programma promosso dal Center for Food Integrity, ente senza scopo di lucro sostenuto da società del comparto alimentare. Il progetto punta a misurare gli umori della popolazione e a ridurre l’influenza delle tesi diffuse dal movimento Make America Healthy Again, soprattutto attraverso le reti sociali.
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In un filmato destinato alla formazione interna, datato luglio 2025, la direttrice esecutiva Kelly Leighton ha motivato così la necessità dell’intervento: «Senza questa risposta coordinata, la disinformazione rischia di minare la fiducia dei consumatori, alimentare nuove regolamentazioni ed erodere la fiducia nell’agricoltura nel suo complesso».
All’iniziativa partecipano dirigenti e rappresentanti di Chick-fil-A, Cargill, Dairy Farmers of America, CropLife America e American Farm Bureau Federation. I documenti interni prevedono diversi livelli di accesso per i finanziatori: con un versamento fino a 50.000 dollari si ricevono aggiornamenti periodici; arrivando a 100.000 dollari si può prendere parte agli incontri trimestrali di indirizzo; oltre quella soglia si ottiene un seggio nel consiglio direttivo e la possibilità di votare le strategie.
Influenzatori scelti secondo il pubblico
La macchina comunicativa si affida anche a creatori di contenuti presenti su TikTok, Instagram e Facebook. Le indicazioni fornite dal centro distinguono i messaggi e i profili da utilizzare: agricoltori locali per trasmettere maggiore autenticità, dietisti e scienziati per intercettare il pubblico più interessato alle prove, autori di contenuti sullo stile di vita per offrire rassicurazione.
Alcuni partecipanti hanno accettato compensi per sostenere la campagna, presentando il proprio coinvolgimento come una risposta alle affermazioni prive di fondamento scientifico. Slade Wentworth, titolare dell’account Instagram thedadbriefs, seguito da oltre un milione di persone, ha spiegato di aver aderito perché considera molte delle posizioni più visibili di MAHA e del mondo del benessere ostili alla scienza e ha definito la collaborazione un’occasione per proporre un confronto equilibrato.
Il Center for Food Integrity sostiene che l’operazione abbia prodotto più di 13 milioni di interazioni in rete. L’organizzazione non ha invece accettato di rilasciare interviste e ha affidato la propria replica a una nota, nella quale afferma di voler favorire un confronto informato sul rapporto tra alimentazione e salute, sostenendo al tempo stesso la disponibilità di cibo sano ed economico e la solidità delle comunità rurali.
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