Buste d’insalata, il caldo svuota gli scaffali: cosa succede ora
Raccolti in calo, costi crescenti e margini ridotti mettono sotto pressione la filiera della quarta gamma, mentre le serre preparano il ritorno alla normalità.
Quanto vale la comodità di aprire una confezione e trovare l’insalata già pronta? La domanda diventa concreta davanti a scaffali meno riforniti e prezzi destinati a risentire delle difficoltà di una filiera esposta sia al clima sia all’aumento dei costi.
La crisi non riguarda soltanto la disponibilità di una determinata busta. L’estate ha evidenziato gli equilibri fragili di un sistema che deve garantire prodotto fresco, lavorato e confezionato con continuità: se produrlo diventa più oneroso, qualcuno dovrà assorbire il conto.
Le serre preparano il ritorno
Nel breve periodo, una parte della pressione dovrebbe allentarsi grazie alle coltivazioni protette. Per tornare ai quantitativi consueti, tuttavia, sarà necessario attendere circa un mese; nel frattempo la distribuzione potrebbe continuare a proporre un assortimento più limitato.
Il miglioramento stagionale non cancella le incognite di fondo. La quarta gamma ha costruito le proprie abitudini sulla disponibilità quasi costante delle confezioni, ma temperature estreme e rincari mostrano quanto quella regolarità dipenda da condizioni produttive non sempre garantite.
Il caldo ha colpito i raccolti
La difficoltà è emersa anche nella spesa quotidiana: misticanza e lattughino sono diventati più difficili da reperire, e in alcuni punti vendita sono temporaneamente mancati. Non si tratta quindi soltanto di una sensazione dei consumatori, ma dell’effetto visibile di una contrazione dell’offerta.
A determinare il quadro sono state soprattutto le temperature molto alte, la scarsità d’acqua protratta e una distribuzione irregolare delle risorse idriche. Le colture in pieno campo hanno subito le conseguenze più pesanti: la stagione viene considerata compromessa, con riduzioni che possono raggiungere il 40%.
Non basta raccogliere di più
Per finire in una confezione pronta al consumo, una foglia deve arrivare sana e senza imperfezioni. Il prodotto viene infatti selezionato, lavato, tagliato e preparato prima del confezionamento; quando lo stress termico ne peggiora la qualità, cresce anche la quota che non può essere utilizzata.
A metà settembre Confagricoltura, citando le rilevazioni di Unione Italiana Food, aveva indicato scarti in crescita fino al 20%. Nel frattempo sono aumentate le spese per carburanti, corrente, logistica e imballaggi, mentre il reperimento di alcuni fitosanitari è diventato più complesso.
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Una filiera stretta tra costi e prezzi
L’Italia è il principale produttore europeo e occupa una posizione di primo piano anche nei consumi pro capite di insalate confezionate. Il giro d’affari del comparto ha oltrepassato il miliardo di euro e più dell’80% delle famiglie acquista questi prodotti: la loro presenza nel frigorifero è ormai consolidata.
La crescita, però, procede lentamente. Dal 2010 la quarta gamma ha registrato un incremento dell’1,5%, mentre l’ortofrutta nel complesso è salita del 18%, secondo Coldiretti. Il prodotto confezionato richiede inoltre lavorazioni, trasporto refrigerato e packaging, elementi che lo rendono più costoso rispetto all’insalata venduta sfusa.
Per i produttori cambia la convenienza
Durante l’estate la grande distribuzione ha ritoccato i listini di diversi freschi, ma la quarta gamma avrebbe avuto meno spazio per recuperare i maggiori oneri attraverso il prezzo finale, secondo Confcooperative. La materia prima destinata alla vendita sfusa può così risultare più remunerativa per chi la coltiva.
Da qui nasce il rischio di una progressiva riduzione dei terreni dedicati alle buste, a favore di colture capaci di garantire ritorni migliori. Confcooperative propone un confronto con la distribuzione su programmazione, quantità, assortimenti, promozioni e prezzi, così da rendere sostenibili gli investimenti lungo la catena.
L’aggregazione cerca una risposta
Un tentativo di coordinamento è arrivato a maggio, durante Tuttofood, con la presentazione di AOP Unione Quarta Gamma. Il progetto riunisce operatori che rappresentano oltre metà della produzione italiana di materia prima e prodotto finito.
L’obiettivo è rafforzare la capacità del settore di affrontare insieme approvvigionamenti, condizioni commerciali e programmazione. Il ritorno delle produzioni in serra può riportare gradualmente le confezioni sugli scaffali, ma la questione centrale resterà il prezzo della comodità: quanto si sarà disposti a pagare per evitare di lavare e asciugare un cespo?
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