Bio, la domanda corre ma i campi arretrano: il nodo delle importazioni
Nel 2025 gli italiani hanno speso 4,4 miliardi per il biologico, mentre le superfici coltivate sono diminuite del 5,4%: il mercato cresce, ma dipende sempre più dall’estero.
L’espansione del biologico italiano passa dalla costruzione di filiere regionali capaci di coinvolgere produttori, trasformatori e soggetti aggregatori. È la strategia che Bioland sta preparando per portare il proprio modello oltre il Trentino Alto Adige e contrastare il rischio che la crescita dei consumi venga soddisfatta soprattutto da merci provenienti dall’estero.
La domanda, infatti, aumenta in tutte le aree del Paese. Nel 2025 la Sicilia ha registrato un incremento degli acquisti del 13,7% rispetto all’anno precedente, mentre il Nord continua a rappresentare quasi la metà del mercato nazionale. Il punto da risolvere è fare in modo che questa spinta si traduca in nuove opportunità per l’agricoltura italiana.
L’Alto Adige prova a fare scuola
In provincia di Bolzano il modello è sostenuto da una rete cooperativa radicata. Coop Latteria Vipiteno, nata nel 1884, raccoglie oggi il latte di 500 famiglie, circa il 20% delle quali lavora secondo i criteri dell’agricoltura biologica.
Alberto Castelar, direttore della cooperativa, ha spiegato che molti allevatori gestiscono aziende con una media di una decina di vacche. Il loro lavoro è complesso e non sempre riesce a passare ai figli, ma la remunerazione del latte punta anche a mantenere attivi i pascoli e popolate le vallate, con valori superiori a quelli riconosciuti agli allevatori di pianura. Secondo Castelar, 5 yogurt su 10 venduti in Italia con marchi differenti arrivano da Vipiteno, pur con la cautela da lui stesso richiamata.
Bioland applica inoltre regole più severe rispetto alla certificazione europea identificata dalla foglia verde. Il marchio, nato nel dopoguerra dall’iniziativa di agricoltori pionieri prima in Svizzera e Germania e poi nell’area bolzanina, richiede alle aziende aderenti di essere interamente biologiche e di condividere una precisa impostazione produttiva.
Più acquisti, meno superfici coltivate
Il contrasto tra consumi e produzione emerge dai numeri Ismea. Nel 2025 la spesa delle famiglie per gli alimenti biologici ha raggiunto 4,4 miliardi di euro, con una crescita del 9,2% e il livello più elevato degli ultimi cinque anni, fatta eccezione per il picco del 2020.
Nello stesso periodo, però, le aree agricole dedicate al bio sono calate del 5,4%, fermandosi a 2,38 milioni di ettari. Il dato va distinto al suo interno: la contrazione ha riguardato soprattutto i terreni in fase di conversione, diminuiti del 24,4%, mentre quelli già certificati hanno registrato una variazione limitata, pari a -0,5%.
Silvia Piconcelli, responsabile territorio, agricoltura biologica e risorse forestali di Confagricoltura, ha collegato l’aumento del valore degli acquisti a una maggiore presenza di prodotto importato, stimata intorno al 25%. La crescita del carrello, quindi, non coincide interamente con un rafforzamento dell’offerta agricola nazionale.
Fai una domanda su questo articolo o sul suo argomento: l'AI risponde in modo pertinente.
Costi e filiere frenano i produttori
Graziano Giacosa, che conduce da circa 25 anni un’azienda frutticola biologica a Savigliano, nel Cuneese, ha osservato il ritorno al convenzionale di numerose imprese ortofrutticole. Alla base ci sono l’aumento delle spese, quantificato da Ismea nel 20%, e margini considerati insufficienti in una fase di difficoltà economica diffusa.
A reggere meglio sono le aziende inserite in percorsi medio-brevi, con un rapporto diretto o quasi diretto con il consumatore. In questi casi l’agricoltore può spiegare il metodo di coltivazione, il ruolo della biodiversità e la tutela del suolo, elementi utili anche a motivare prezzi mediamente superiori a quelli praticati in mercati più maturi.
In Germania il biologico pesa tra il 7% e l’8% dei consumi complessivi, mentre in Italia la quota è ferma al 3%. Reinhard Verdorfer, direttore di Bioland Südtirol, ha ricondotto parte della differenza alla possibilità di ridurre i prezzi quando le economie di scala coinvolgono l’intera catena produttiva.
La sfida è produrre il bio richiesto
Il divario tra ciò che le famiglie acquistano e ciò che i campi italiani producono è stato discusso anche a Torino, durante Terra Madre Salone del Gusto 2026. L’incontro promosso da Bioland si è svolto nell’edizione dedicata ai quarant’anni di Slow Food Italia e alla biodiversità.
L’obiettivo indicato da Verdorfer è avviare una presenza più ampia fuori dal Trentino Alto Adige, coinvolgendo realtà agricole e imprese di trasformazione del resto d’Italia. La creazione di filiere locali potrebbe rafforzare l’offerta interna e trattenere una quota maggiore del valore generato dall’aumento della domanda.
Resta il problema di rendere economicamente sostenibile la scelta biologica per chi coltiva e alleva. Se le superfici in conversione continuano a diminuire mentre i consumi avanzano, una parte crescente del fabbisogno rischia di essere coperta da produzioni straniere: il mercato italiano cresce, ma la base agricola nazionale non lo segue allo stesso ritmo.
Continua a leggere
Mele frullate nell’impasto: il trucco per una torta soffice
Una variante facile della classica torta di mele, con frutta ridotta in purea per ottenere un dolce umido e delicato, ideale in ogni momento della giornata.
Zucca e cioccolato, la crostata autunnale che sorprende al primo assaggio
Una base al cacao racchiude una crema morbida di zucca, completata da ganache fondente e decori di cioccolato bianco.
Il dolore di Perbellini: addio a Silvia dopo la lunga battaglia
La moglie dello chef veronese aveva 57 anni e sosteneva la ricerca sul colangiocarcinoma attraverso il ruolo nella fondazione dedicata alla malattia.
Massari sul Garda: il conto sorprende, dalla Margherita ai dolci
A Gardone Riviera apre il piano terra del nuovo progetto di Iginio Massari: pasticceria, bistrot, caffetteria e pizzeria, mentre il ristorante gastronomico arriverà più avanti.