Asiago, svolta negli Stati Uniti: stop al nome ingannevole
La Corte d’Appello di Milano ha riconosciuto la validità delle contestazioni contro una confezione che richiamava l’Italia pur utilizzando formaggio non prodotto nel Paese.
Il prodotto non potrà più presentarsi ai consumatori statunitensi come “Sopressata & Asiago Cheese”. La Corte d’Appello di Milano ha infatti stabilito che confezione e messaggi commerciali potevano indurre a credere in un’origine italiana del formaggio, che invece non era Asiago DOP né proveniva dall’Italia.
La controversia coinvolge Giuseppe Citterio Salumificio S.p.A. ed Euro Foods Inc., società statunitense appartenente al gruppo Citterio. Il caso, avviato almeno nel 2017, riguarda una vaschetta venduta nei supermercati degli Stati Uniti con fette di salame e formaggio in formato toast.
La decisione cambia il quadro
Il passaggio più rilevante della vicenda riguarda la competenza dei giudici italiani. Nel 2023 il Tribunale di Milano aveva ritenuto di non poter esaminare il merito della causa; la Corte d’Appello, con la pronuncia del 25 settembre, ha invece riconosciuto la propria giurisdizione.
Secondo i giudici, era possibile applicare anche la normativa statunitense in materia di pubblicità ingannevole. L’aspetto contestato non è stato quindi soltanto il nome utilizzato per il prodotto, ma l’insieme degli elementi grafici e promozionali capaci di suggerire una fabbricazione o una provenienza italiana inesistente.
Prima di rivolgersi alla magistratura, il Consorzio di Tutela dell’Asiago DOP aveva cercato una soluzione concordata. L’obiettivo era ottenere l’impiego del vero formaggio certificato, ma il confronto non aveva portato a un’intesa.
Un precedente per le denominazioni
La sentenza arriva in un mercato nel quale le denominazioni protette nell’Unione europea non ricevono automaticamente lo stesso riconoscimento negli Stati Uniti. Per questo il pronunciamento potrebbe avere conseguenze anche oltre il singolo prodotto, soprattutto per i consorzi impegnati a difendere le specialità italiane dalle imitazioni.
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«Riteniamo che questa sentenza possa rappresentare un importante precedente giuridico per chi si impegna ogni giorno a promuovere il Made in Italy e a contrastare l’Italian Sounding», ha dichiarato Fiorenzo Rigoni, presidente del Consorzio Tutela Formaggio Asiago.
L’Asiago è il quarto formaggio DOP italiano di latte vaccino per volume produttivo. Ogni anno vengono lavorati circa 2 milioni di quintali di latte, raccolti da circa 1000 aziende agricole, per ottenere 22.000 tonnellate di formaggio destinate a oltre 50 nazioni.
Il nodo resta l’origine reale
La confezione contestata appariva più sobria rispetto ad altri esempi di prodotti che richiamano in modo marcato città, monumenti e simboli italiani. Tuttavia, per il Consorzio, l’uso di un formaggio locale al posto dell’Asiago DOP avrebbe creato comunque un’associazione commerciale fuorviante.
La pronuncia non chiude necessariamente la vicenda. Il contenzioso prosegue e l’attenzione resta concentrata sulle modalità con cui le aziende possono comunicare l’identità italiana dei propri prodotti negli Stati Uniti, senza attribuire caratteristiche o origini che non corrispondono alla realtà.
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