Alto Adige, 86 nuove sottozone: la svolta dei vini d’alta quota
Cooperative e vignaioli indipendenti stanno ridisegnando il panorama altoatesino, tra territori più dettagliati e vigne capaci di spingersi oltre i 1100 metri
L’Alto Adige del vino sta cambiando fisionomia: il territorio si arricchisce di 86 nuove sottozone e alcune coltivazioni arrivano a superare i 1100 metri di altitudine. Un’evoluzione che coinvolge realtà produttive molto diverse, dalle grandi cooperative alle piccole cantine.
Una mappa del vino più articolata
La nascita delle nuove sottozone rende più dettagliata la lettura del territorio altoatesino. Le diverse aree di produzione acquistano così un peso maggiore nel racconto di vini considerati tra i più pregiati d’Italia.
A ridefinire questa geografia non sono soltanto i grandi operatori. Anche i vignaioli di dimensioni ridotte contribuiscono a valorizzare identità locali e differenze legate ai singoli appezzamenti.
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Le vigne sfidano la montagna
Un altro elemento distintivo è rappresentato dai vigneti collocati a quote elevate, fino a oltre 1100 metri. L’altitudine diventa quindi una delle chiavi attraverso cui osservare la trasformazione della viticoltura altoatesina.
Nel complesso, cooperative e piccoli produttori partecipano a un percorso comune: ampliare la conoscenza delle aree vinicole dell’Alto Adige e dare forma a una nuova mappa delle sue etichette più importanti.
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