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Economia 2 min di lettura26 min fa

Imprese familiari italiane, Renaissance ne sostiene l’espansione estera

Le aziende in portafoglio realizzano il 60% dei ricavi fuori dall’Italia e hanno ridotto l’indebitamento sotto il 30%

Renaissance Partners ha scelto le imprese familiari italiane orientate all’export come principale area di investimento.

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Borse di studio e talenti

Fabio Canè, fondatore e socio dirigente di Renaissance Partners, ha annunciato che la società finanzia ogni anno tre borse di studio universitarie, sostenendo per intero le spese dei beneficiari. L’obiettivo è contribuire a limitare l’emigrazione dei giovani qualificati.

A maggio, durante la prossima assemblea annuale dell’AdEPP, Renaissance Partners presenterà anche una ricerca dedicata alla capacità dell’Italia di mantenere sul territorio le proprie competenze. Il lavoro si concentrerà quindi sulla permanenza dei talenti e sul rapporto tra formazione e crescita delle imprese.


Le aziende rivolte ai mercati esteri

Intervenendo alla conferenza Nova di New York, Canè ha descritto queste realtà come una parte dinamica dell’economia nazionale, composta da aziende spesso familiari e specializzate in segmenti ristretti ma competitivi a livello mondiale. «C’è un’altra Italia di imprese che dominano in nicchie globali», ha detto il fondatore di Renaissance Partners.

Le società presenti nel portafoglio del gruppo ottengono il 60% dei ricavi oltreconfine. Questa esposizione internazionale riduce il legame con l’andamento del prodotto interno lordo italiano. Secondo Canè, inoltre, le imprese specializzate hanno portato il loro livello di indebitamento da una quota del 49% a meno del 30%.

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Digitalizzazione delle piccole imprese

Nel suo intervento, Canè ha richiamato anche i progressi compiuti dalle piccole e medie aziende italiane sul fronte tecnologico. In quattro anni, l’adozione degli strumenti digitali è salita dal 60% a quasi l’80%.

Renaissance Partners, insieme ad Aurora, ha raccolto quasi 5 miliardi di euro di capitali. Le risorse vengono indirizzate verso imprese familiari che occupano posizioni di rilievo in specifiche nicchie di mercato, con l’intento di sostenerne la crescita sui mercati internazionali.

Il fondatore ha contrapposto questa realtà alle principali preoccupazioni del dibattito finanziario, tra cui la crescita contenuta del Pil, l’invecchiamento della popolazione e un debito pubblico oltre il 135% del Pil. «In quattro anni, il livello di adozione delle tecnologie digitali nelle piccole e medie imprese è passato dal 60% a quasi l’80%», ha ricordato Canè.

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