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Viaggi 2 min di lettura5 giorni fa

Tutankhamon, il sottosuolo che riaccende il caso Nefertiti

Nuove rilevazioni intorno alla KV62 suggeriscono possibili spazi artificiali dietro la tomba del faraone bambino, ma serviranno verifiche prima di parlare di una svolta sul mistero di Nefertiti.

Un insieme di segnali anomali rilevati nel sottosuolo della Valle dei Re sta riportando l’attenzione sulla sepoltura di Tutankhamon. Le misurazioni, infatti, non escludono la presenza di strutture costruite dall’uomo dietro le pareti della KV62 e riaprono un tema che gli egittologi inseguono da anni: lì vicino potrebbe esserci anche la tomba di Nefertiti.


I segnali che hanno riacceso il dubbio

Le analisi più recenti non parlano ancora di una scoperta conclusiva, ma mostrano elementi abbastanza interessanti da rilanciare il dibattito. Gli studiosi hanno combinato georadar, microgravimetria e precedenti rilievi sulla resistività elettrica, ottenendo indizi compatibili con vuoti o ambienti artificiali.

Tra i dati emersi c’è anche l’ipotesi di un corridoio largo circa due metri, colmo di detriti, che si allontanerebbe verso nord dalla camera funeraria. Le oltre 1.200 misurazioni di microgravità hanno inoltre evidenziato aree meno dense con geometrie che potrebbero adattarsi a manufatti umani. In questo quadro compare la cosiddetta “anomalia 7”, al cui interno è stata notata una zona più densa e quasi quadrata.


L’idea di Reeves torna al centro

L’ipotesi non nasce adesso. Già nel 2015 Nicholas Reeves aveva osservato linee, fessure e modifiche nelle pitture della parete settentrionale, leggendo in quei segni la possibile presenza di un passaggio chiuso. Da allora la questione è rimasta aperta, alimentata anche da un dettaglio: la KV62 ha dimensioni insolitamente contenute per una tomba reale.

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Da qui l’idea che la sepoltura di Tutankhamon possa occupare solo una parte di un complesso più ampio, adattato in tempi rapidi dopo la morte prematura del faraone bambino. Se questa lettura fosse corretta, gli ambienti più profondi potrebbero essere rimasti intatti dietro la parete, con una possibile connessione al mistero di Nefertiti.


Nessuna prova definitiva per ora

Gli esperti, però, invitano alla prudenza. I segnali raccolti non bastano a dire con certezza che dietro la tomba ci siano davvero camere, né che quelle presunte strutture abbiano a che fare con la celebre regina. Anche una rilevazione radar del 2019 non aveva trovato prove di ambienti immediatamente adiacenti alla sepoltura.

La verifica decisiva potrebbe arrivare solo con un accesso diretto. Se il Supreme Council of Antiquities egiziano darà il via libera, i ricercatori potranno praticare piccoli fori e inserire telecamere, così da controllare gli spazi senza ricorrere a scavi invasivi. Solo allora si capirà se la parete nasconde davvero qualcosa di più della tomba già nota.

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