Romania, la terra che ribolle: il mistero dei vulcani di Berca
Tra coni di argilla, bolle improvvise e racconti di draghi, la riserva di Berca offre uno dei paesaggi geologici più insoliti della Romania.
Basta una bolla che affiora lentamente dal terreno e poi scompare lasciando un anello sulla crosta asciutta per capire di trovarsi in un luogo fuori dall’ordinario. A Berca, nel sud-est della Romania, il suolo grigio si muove, si spacca e si modella sotto gli occhi dei visitatori, mentre intorno le colline verdi conservano l’aspetto tranquillo della campagna.
Queste formazioni sono conosciute come Vulcanii Noroioși, cioè vulcani di fango, e rappresentano una delle principali curiosità geologiche dell’Europa orientale. Dal 2022 rientrano nel Buzău Land UNESCO Global Geopark, riconoscimento che tutela un’area caratterizzata da importanti valori naturali e culturali.
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Un paesaggio creato dal sottosuolo
I vulcani si trovano nella contea di Buzău, nella regione storica della Muntenia, lungo la curvatura dei Carpazi. Qui il sottosuolo contiene idrocarburi, falde d’acqua e strati di argilla: il metano e altri gas risalgono attraverso le fratture, trascinando con sé liquidi e particelle fini.
La miscela raggiunge la superficie da piccole aperture e, spinta dalla pressione, produce il caratteristico gorgoglio. Non c’è lava incandescente: il materiale che fuoriesce è freddo, scivola sui fianchi del cratere e si deposita in strati successivi. Con il tempo, questi accumuli danno forma a coni e rilievi simili a piccoli edifici vulcanici.
L’attività non segue un ritmo costante. Alcune bocche smettono di funzionare, mentre altre compaiono nelle vicinanze; le colate, inoltre, cambiano poco alla volta l’aspetto delle distese argillose. Nelle zone più attive quasi nulla riesce a crescere, rafforzando l’immagine di un ambiente arido e quasi extraterrestre.
Due riserve, due volti della meraviglia
La parte più nota dell’area comprende Pâclele Mari e Pâclele Mici, collegate anche da un percorso per escursionisti. Il contrasto è immediato: alle superfici color cenere, segnate da crepe e colate, fanno da sfondo prati e pendii di un verde intenso.
Pâclele Mari si estende su un altopiano asciutto di circa 22 ettari. Il terreno è disseminato di coni, canaloni e bocche ancora attive; tra le formazioni spicca una grande struttura paragonata a un vulcano a scudo, indicata dal geoparco come la più grande del suo genere in Europa. Sulla superficie principale si trovano numerosi coni minori, alcuni dei quali continuano a espellere fango.
Le croste secche assumono forme geometriche e si aprono in sottili fratture, mentre il materiale appena deposto riflette la luce con una tonalità quasi metallica. L’acqua e l’erosione hanno scavato solchi profondi sui pendii, creando piccoli canyon che ricordano, in dimensioni ridotte, certi scenari desertici.
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Pâclele Mici presenta invece un campo ancora più esteso di vulcani di fango, secondo la descrizione del geoparco. Al centro dell’altopiano si innalza un cono più grande, caratterizzato da due ampi crateri attivi: da qui si può osservare il ritmo irregolare delle emissioni e delle bolle che si formano nel fango.
Pozze salate e piante rare
Un’ulteriore tappa è Beciu, dove il fenomeno si manifesta soprattutto attraverso pozze fangose in continuo movimento. Il termine romeno Fierbători richiama proprio l’impressione che il liquido stia bollendo, anche se la temperatura del fango non è quella della lava.
La particolare composizione del terreno influenza anche la vegetazione. L’elevata presenza di sale ostacola la diffusione delle specie più comuni, ma permette la sopravvivenza di piante alofile, capaci di adattarsi ad ambienti difficili. Tra gli esempi presenti nella riserva figurano Nitraria schoberi e Atriplex verrucifera, considerate rare nel paesaggio romeno.
Draghi, sentieri e indicazioni utili
Prima che la geologia spiegasse l’origine delle emissioni, gli abitanti della zona ricorrevano alle leggende. Secondo uno dei racconti locali, le crepe del suolo e il colore della terra sarebbero la pelle di un gigantesco drago nascosto sotto le colline. Il suo movimento spiegherebbe il ribollire del fango.
Un’altra storia parla invece di un drago con sette teste, figura ricordata anche lungo il percorso tematico di Pâclele Mici. Questi racconti aggiungono una dimensione narrativa a un ambiente che, già per la sua conformazione, sembra uscito da un mondo fantastico.
Buzău dista circa 130 chilometri in linea d’aria da Bucarest e costituisce il principale punto di riferimento per raggiungere la riserva. Da qui si percorre la strada nazionale DN10 verso Brașov; data la posizione rurale e la distanza tra le diverse aree, l’automobile è il mezzo più pratico.
Per visitare Pâclele Mari e Pâclele Mici servono almeno 2-3 ore, mentre l’itinerario si allunga includendo Beciu e gli altri luoghi del territorio. Primavera e autunno sono generalmente le stagioni più adatte, soprattutto con terreno asciutto. È importante restare sui tracciati autorizzati, non camminare sui bordi instabili dei crateri e controllare prima della partenza eventuali variazioni negli orari o nell’accessibilità, in particolare dopo la pioggia.
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