Iran al livello estremo: la mappa 2027 cambia i rischi di viaggio
La nuova valutazione di Global Guardian segnala crisi profonde in Medio Oriente, Africa e America Latina, ma registra miglioramenti per Giamaica, Corea del Sud e Ungheria.
Per chi sta programmando un viaggio, il dato più delicato riguarda il Medio Oriente: l’Iran entra nella fascia di rischio «estremo» e diversi Paesi del Golfo peggiorano la propria valutazione. Anche gli scali di Dubai, Abu Dhabi e Doha meritano quindi maggiore attenzione, soprattutto per chi li utilizza come punto di transito verso Asia e Maldive.
La Global Risk Map 2027 di Global Guardian prende in esame criminalità, guerre, terrorismo, proteste, stabilità politica, sanità, infrastrutture e calamità naturali. La scala comprende cinque livelli, da «basso» a «estremo», ma non sostituisce gli avvisi ufficiali: prima di partire è opportuno consultare anche le indicazioni della Farnesina sul portale Viaggiare Sicuri.
Il Medio Oriente resta il fronte più critico
L’Iran è stato inserito nel gradino più grave della classificazione. Global Guardian collega la decisione al conflitto aperto con Stati Uniti e Israele, all’inasprimento della repressione interna e alla crescente possibilità che cittadini stranieri vengano fermati senza garanzie sufficienti.
Le tensioni regionali hanno avuto effetto anche sulla valutazione dei Paesi del Golfo. Bahrain e Kuwait sono passati da «moderato» ad «alto», mentre Qatar, Emirati Arabi Uniti, Giordania e Arabia Saudita sono saliti a «medio». Il livello «alto» è quello dal quale la società sconsiglia gli spostamenti non indispensabili.
Il cambiamento interessa anche i viaggiatori che non intendono fermarsi nella regione. Dubai, Abu Dhabi e Doha sono infatti importanti snodi aerei per numerose rotte intercontinentali, comprese quelle dirette verso l’Asia e le Maldive.
Guerre e criminalità ridisegnano la mappa
La fascia «estrema» comprende soprattutto Paesi e territori segnati da conflitti attivi o da istituzioni incapaci di contenere gruppi armati e crisi di vasta portata. Vi rientrano Afghanistan, Ucraina, Siria, Yemen, Striscia di Gaza, Sudan, Somalia, Myanmar e Haiti, oltre a varie zone del Sahel e dell’Africa centrale.
La classificazione non riguarda sempre un intero Stato. In diversi casi il pericolo maggiore è concentrato lungo i confini, nelle aree desertiche o nei territori direttamente coinvolti nei combattimenti. Per questo Turchia ed Egitto richiedono una lettura locale: in Turchia le zone più esposte sono quelle vicine a Iran, Iraq e Siria, mentre in Egitto l’attenzione riguarda soprattutto il Sinai settentrionale e alcune aree di frontiera.
Anche destinazioni associate al turismo balneare presentano criticità. Il Messico resta nella categoria «alta», perché la violenza dei cartelli si è estesa anche a località come Cancún, Tulum e Puerto Vallarta. L’Ecuador ha compiuto un ulteriore passo verso il rischio elevato a causa dell’offensiva delle bande criminali, con Guayaquil indicata come punto particolarmente problematico per chi prosegue verso le Galápagos.
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Tre Paesi migliorano la posizione
La mappa registra tuttavia anche alcuni arretramenti del rischio. La Giamaica passa da «alto» a «medio»: tra il 2024 e il 2025 il tasso di omicidi è diminuito del 40 per cento.
Corea del Sud e Ungheria scendono invece da «moderato» a «basso». Per Seul il cambiamento viene collegato alla maggiore stabilità del quadro politico; per Budapest, Global Guardian ritiene meno probabile il verificarsi di proteste di piazza di grandi dimensioni dopo la conclusione del governo Orbán.
Italia nella fascia intermedia
L’Italia è colorata di giallo e rientra nel livello «moderato», insieme a Stati Uniti, Francia, Spagna, Germania, Canada e Svezia. Secondo la valutazione, si tratta di Paesi dotati di strutture capaci di affrontare con rapidità la maggior parte delle emergenze, pur senza escludere disagi legati a criminalità, terrorismo o fenomeni naturali.
Un’altra analisi internazionale offre un quadro ancora più favorevole. Nella mappa 2026 di A3M, società di Amburgo specializzata nell’analisi preventiva delle crisi, l’Italia compare nel livello «basso», il secondo su cinque, insieme a Francia, Spagna e Germania. Il gradino migliore, definito «molto basso», è assegnato a Paesi come Svizzera, Norvegia e Finlandia.
Arresti, sanità e ambiente: gli altri allarmi
Il massimo livello di rischio per gli arresti arbitrari riguarda Afghanistan, Bielorussia, Cina, Eritrea, Iran, Iraq, Myanmar, Nicaragua, Corea del Nord e Russia. Sono invece considerati particolarmente vulnerabili sul piano sanitario Afghanistan, Burkina Faso, Burundi, Repubblica Centrafricana, Repubblica Democratica del Congo, Guinea-Bissau, Haiti, Liberia, Mali, Niger, Corea del Nord, Sierra Leone, Somalia, Sud Sudan, Sudan, Siria e Yemen.
Per quanto riguarda l’ambiente, la categoria più grave comprende Cina, Colombia, India, Indonesia, Messico, Mozambico, Myanmar, Pakistan, Filippine e Russia. Il giudizio combina la frequenza di eventi meteorologici estremi e terremoti con la capacità delle autorità di reagire. Cina, Cuba, Hong Kong, Iran, Macao e Russia risultano inoltre tra i territori con la maggiore esposizione ai rischi per dati personali e riservatezza.
Tra le città indicate come particolarmente pericolose figurano Culiacán in Messico, Durban in Sudafrica, Goma nella Repubblica Democratica del Congo, Città del Guatemala, Guayaquil, Khartoum, Mogadiscio, Port Moresby, Port-au-Prince e Quetta. La presenza di una località nell’elenco non implica però automaticamente che l’intero Paese appartenga alla fascia più grave: la valutazione può cambiare sensibilmente da una regione all’altra.
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