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Viaggi 2 min di lettura1 ora fa

Gerusalemme, 300 metri riemergono dal passato: l’acquedotto che sfida i secoli

Un tratto dell’antico sistema idrico è tornato alla luce vicino a Ramat Rachel e sarà conservato nel nuovo quartiere previsto nell’area degli scavi.

Per secoli Gerusalemme ha ricevuto acqua senza pompe né macchinari, grazie a un’opera costruita sfruttando soltanto la gravità. Ora, a sud del kibbutz Ramat Rachel, gli archeologi hanno riportato alla luce circa 300 metri dell’acquedotto inferiore, probabilmente realizzato durante l’epoca asmonea.

Il ritrovamento è emerso nel corso delle indagini archeologiche condotte dall’Autorità israeliana per le antichità, in una zona destinata alla costruzione di un nuovo quartiere. Il canale, però, non sarà demolito: il progetto prevede la sua tutela, l’inserimento nel nuovo insediamento e l’apertura al pubblico.

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Una pendenza calibrata per 21 chilometri

L’acquedotto era un segmento di una rete molto più estesa. L’acqua veniva convogliata dalle sorgenti dell’area di Gush Etzion verso le piscine di Salomone, tre grandi bacini a cielo aperto situati in Cisgiordania, per poi proseguire fino al Monte del Tempio.

L’intero percorso misurava all’incirca 21 chilometri. A rendere possibile il flusso era una pendenza estremamente contenuta: in buona parte del tracciato il dislivello raggiungeva appena un metro per ogni chilometro. I progettisti dovettero quindi seguire con precisione l’andamento delle colline e della roccia, mantenendo costante l’inclinazione del canale.


Un’opera rimasta attiva per secoli

La struttura non era soltanto lunga e complessa, ma anche organizzata per durare nel tempo. Lungo il condotto erano stati predisposti accessi utili agli interventi di pulizia, alla rimozione dei blocchi e alla manutenzione ordinaria.

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Secondo Amit Re’em, archeologo del distretto di Gerusalemme, si tratta di una «meraviglia ingegneristica». A suo giudizio, anche con gli strumenti moderni la realizzazione di un’infrastruttura simile richiederebbe un lavoro di progettazione e risorse considerevoli. L’acquedotto rimase operativo, sebbene non in modo continuo, fino a circa un secolo fa.


Le tracce delle trasformazioni ottomane

La sezione ritrovata permette anche di seguire le diverse fasi della storia del manufatto. In origine l’acqua scorreva dentro un canale in muratura, protetto da uno strato di intonaco; circa 500 anni fa, durante il periodo ottomano, furono collocati tubi di ceramica all’interno del condotto più antico.

Nella stessa fase venne rivestita anche la parete esterna. Sull’intonaco ancora fresco furono applicate piccole pietre, creando una finitura riconoscibile lungo il percorso. Le successive modifiche mostrano quanto fosse essenziale conservare in funzione il sistema e assicurare a Gerusalemme un approvvigionamento idrico stabile nel corso delle generazioni.

La conservazione del tratto appena scoperto consentirà ai visitatori di osservare direttamente una delle infrastrutture più significative dell’antica città. Per Avital Kotzer Adari, direttrice dell’Ufficio nazionale israeliano del turismo in Italia, il sito offre la possibilità di entrare in contatto con l’evoluzione di Gerusalemme e con il ruolo che la città ebbe nella storia del mondo antico.

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