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Viaggi 4 min di lettura2 ore fa

Sette arene da vedere: Milano entra nella sfida del Prix Versailles

Il riconoscimento 2026 celebra impianti sportivi distribuiti su cinque continenti, tra innovazione, memoria locale e architetture capaci di trasformare lo sport in esperienza urbana.

Milano è tra le città protagoniste della selezione 2026 del Prix Versailles, che ha individuato sette nuove arene sportive considerate tra le più interessanti al mondo. Gli impianti premiati non si distinguono soltanto per la funzione agonistica: ciascuno lega l’architettura alla storia, al paesaggio o all’identità culturale del territorio.

L’elenco comprende strutture presenti in cinque continenti, dal Canada alla Nuova Zelanda. Il 10 dicembre, nella sede dell’UNESCO, saranno inoltre assegnati tre titoli mondiali nelle categorie dedicate agli spazi interni e agli elementi esterni.

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Milano trova il suo nuovo simbolo

L’Unipol Dome, già noto come Arena Milano, è la presenza italiana tra i sette progetti selezionati. L’impianto, aperto durante le Olimpiadi invernali del 2026, si trova nel quartiere di Santa Giulia e può accogliere fino a 16.000 spettatori.

David Chipperfield Architects e Arup hanno sviluppato una struttura ispirata all’anfiteatro romano. Tre anelli sovrapposti sembrano sospesi sopra una base compatta, mentre i tubi di alluminio cambiano aspetto in base alla luce: riflettono il sole di giorno e, dopo il tramonto, vengono valorizzati da fasce luminose a LED.

Una scalinata di grandi dimensioni conduce a una passeggiata sopraelevata di 12.000 metri quadrati. Questo spazio è stato pensato non solo per gli eventi, ma anche per la vita quotidiana del quartiere, rafforzando il ruolo dell’arena come nuovo punto di riferimento urbano.


Due progetti tra sport e paesaggio

A Edmonton, in Canada, il Coronation Park Centre ospita una pista ciclistica coperta certificata dall’UCI e accessibile anche al pubblico. Il progetto degli studi hcma e Dub Architects, realizzato insieme a FaulknerBrowns, combina la preparazione degli atleti di alto livello con attività rivolte a persone di ogni età.

Il velodromo si trova al piano rialzato, circondato da una pista per la corsa. Le pareti seguono l’andamento del tracciato e, sotto una copertura alta 90 metri, generano un profilo variabile. Il complesso è collegato al Peter Hemingway Aquatic Centre e sorge all’interno del parco dedicato alla memoria dell’incoronazione della regina Elisabetta II, offrendo strutture utili anche agli allenamenti dei triatleti.

In Cina, lo Xiangyang Olympic Center Stadium porta invece il segno del fiume Han e della fenice Chu. La copertura bianca, progettata dal Central-South Architectural Design Institute, avvolge gli spalti come una fascia continua e protegge i 30.000 posti dell’impianto.

Il lato meridionale è stato lasciato aperto per favorire il ricambio dell’aria e contenere i consumi. Lo stadio fa parte di un’area sportiva di 138.000 metri quadrati, circondata dal verde e dotata di spazi destinati anche all’attività fisica della popolazione.

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Il Marocco prepara il grande palcoscenico

Il Prince Moulay Abdellah Stadium di Rabat, firmato da Populous, è riconoscibile per il rivestimento dorato che richiama le palme della capitale e i motivi decorativi tradizionali di Fez. La ricostruzione è stata completata in 24 mesi e ha portato la capienza a 67.000 spettatori, in vista anche della Coppa del Mondo del 2030.

La facciata è composta da circa 19.000 triangoli color champagne, estesi fino alla copertura. Di notte, questi elementi possono trasformarsi in una grande superficie animata, mentre le curve interne, capaci di contenere circa 20.000 tifosi, sono progettate per amplificare l’atmosfera del tifo marocchino.

Sempre in Marocco, il Tangier Grand Stadium è oggi l’impianto più capiente del Paese, con 75.500 posti. Inaugurato nel 2011 e rinnovato in vista della Coppa d’Africa 2025 e dei Mondiali del 2030, ha abbandonato la pista di atletica e abbassato il terreno di gioco di circa otto metri, riducendo la distanza tra pubblico e campo.

Il tratto più riconoscibile è però la copertura di 52.000 metri quadrati, realizzata con il contributo degli ingegneri di Schlaich Bergermann Partner. Cavi metallici e membrane flessibili proteggono gli spalti e il terreno dal vento, mantenendo un’immagine imponente ma visivamente leggera.


Memoria e rinascita in due arene

In Corsica, l’Armand Cesari Stadium di Furiani conserva un forte legame con la storia dello SC Bastia. Nato nel 1932, è associato alla finale di Coppa UEFA raggiunta dal club nel 1978 e alla tragedia del 1992, ancora presente nella memoria del calcio.

Nel 2025 Ateliers A+ ha rinnovato l’impianto da 16.500 posti guardando al paesaggio corso, tra mare e montagne. Tre anelli architettonici riuniscono gradinate costruite in periodi diversi e incorporano illuminazione, coperture e facciata, aggiornando lo stadio senza cancellarne l’identità.

A Christchurch, in Nuova Zelanda, il One New Zealand Stadium, Te Kaha, inaugurato nell’aprile 2026, è diventato uno dei simboli della ripartenza della città. L’arena, progettata da Populous e Warren & Mahoney, può ospitare 30.000 persone ed è protetta da una copertura fissa in materiale trasparente ETFE.

La facciata riprende i paesaggi di Canterbury, tra montagne, corsi d’acqua e variazioni stagionali. Sulle gradinate compare inoltre un disegno ispirato al mangōpare, lo squalo martello associato a forza e perseveranza nella cultura neozelandese. Il progetto, sviluppato insieme al popolo indigeno Ngāi Tahu, richiama anche il mito della separazione tra Cielo e Terra e unisce sport, architettura e cultura Māori.

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