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Veneto, la sfida dopo il record: più valore e meno pressione sui luoghi

Lucas Pavanetto illustra la strategia regionale tra benessere, cammini, destagionalizzazione e una distribuzione più equilibrata dei visitatori.

Il rilancio del polo termale veneto passa da una proposta più ampia, capace di affiancare alle cure tradizionali benessere, bellezza e momenti di relax. È una delle direttrici individuate dalla Regione per valorizzare un’area che comprende anche i colli e che ospita quello indicato come il più grande comprensorio termale d’Europa.

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Il turismo cerca nuovi equilibri

L’obiettivo non è concentrare ulteriormente i visitatori nelle località già affermate, ma allargare l’area delle esperienze. Per farlo, il Veneto punta sulle 17 Organizzazioni di gestione della destinazione, chiamate a coordinare territori più vasti rispetto al singolo Comune e a collegare costa, lago, montagne, colline e città d’arte.

La necessità nasce anche dalla forte concentrazione dei flussi: l’80% dei 74 milioni di presenze registrate nel 2025 si concentra in appena 20 località. Alcuni Comuni, come Cavallino, Jesolo e Caorle, raggiungono da soli numeri molto elevati rispetto alla popolazione residente; l’organizzazione territoriale dovrebbe quindi favorire una distribuzione più omogenea, coinvolgendo anche le aree interne e i centri vicini alle grandi città.


Numeri record, ma conta la qualità

Nel bilancio del 2025 il Veneto ha totalizzato circa 74 milioni di pernottamenti e 22 milioni di arrivi. Lucas Pavanetto, vicepresidente e assessore al Turismo della Regione Veneto, considera il risultato una conferma del primato nazionale, ma avverte che la crescita non può essere misurata soltanto sul numero degli ospiti.

«Non vogliamo semplicemente raddoppiare le quantità: dobbiamo affiancare ai numeri una maggiore qualità del turista», ha spiegato Pavanetto durante il TTG Travel Experience di Rimini. La priorità, secondo l’assessore, riguarda anche la spesa lasciata sul territorio, i consumi e il beneficio prodotto nelle comunità che accolgono i visitatori.


La stagione si allunga oltre l’estate

Un segnale positivo è arrivato già a maggio, quando le presenze hanno raggiunto circa 5,8 milioni, con un incremento del 10% rispetto allo stesso mese di riferimento. La scelta di osservare un periodo diverso da luglio e agosto risponde alla volontà di capire quanto il Veneto riesca a mantenere attrattiva la propria offerta fuori dal picco estivo.

La destagionalizzazione è considerata decisiva anche per chi lavora nel comparto, spesso condizionato da pochi mesi di attività intensa. I risultati definitivi dipenderanno inoltre dall’andamento dell’autunno, dell’inverno e del periodo natalizio: diverse destinazioni sostenute dagli investimenti regionali costruiscono proprio in quelle fasi una parte rilevante del risultato annuale.

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Tredici cammini per scoprire l’entroterra

Tra le novità presentate a Rimini figurano 13 itinerari certificati, per una rete complessiva di 5.400 chilometri. Non si tratta esclusivamente di percorsi legati alla fede: l’offerta comprende proposte culturali, storiche, paesaggistiche ed enogastronomiche, pensate per chi cerca attività all’aria aperta, tranquillità e un contatto più diretto con i luoghi attraversati.

Tra gli esempi citati ci sono l’itinerario dedicato a Rigoni Stern, quello della Grande Guerra nel Vicentino e il percorso sulle colline del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene DOCG, territorio riconosciuto come Patrimonio UNESCO. È stata inoltre ricordata la Treviso-Ostiglia, mentre altri tracciati sono in fase di sviluppo.


I percorsi possono riaccendere i borghi

La certificazione punta a garantire lungo il tragitto un insieme completo di servizi, non soltanto la segnalazione del percorso. Chi sceglie questi itinerari cerca infatti esperienze locali: piccoli esercizi, prodotti del territorio e luoghi capaci di raccontare la comunità attraversata.

La riapertura di un vecchio negozio o di un alimentari può così servire sia i camminatori sia i residenti, contribuendo a mantenere vive località minacciate dallo spopolamento. I dati disponibili indicano inoltre una partecipazione femminile superiore a quella maschile, elemento che conferma la varietà del pubblico interessato a questo tipo di proposta.


Dalla costa alle città d’arte

La nuova impostazione coinvolge anche le aree più forti dell’offerta veneta. La Costa Veneziana, considerata nel suo insieme dal Delta del Po a Bibione, supera quasi 40 milioni di presenze; a questa si aggiungono il Lago di Garda, le Dolomiti, le colline e i principali centri d’arte.

L’idea è mettere in rete destinazioni diverse, così da evitare che l’attenzione si concentri sempre sugli stessi luoghi. L’entroterra e le zone circostanti di Verona, Venezia e Padova possono offrire contenuti culturali e naturalistici capaci di completare il soggiorno, riducendo la pressione sulle mete più frequentate senza rinunciare alla crescita del settore.

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