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Apuane, il viaggio che trasforma ogni sentiero in una storia

Tra cave, archi naturali, graffiti e memorie di guerra, un itinerario sulle montagne versiliesi segue le tracce lasciate da chi le ha vissute.

Dal versante orientale il Monte Corchia appare più gentile, ma basta cambiare prospettiva per incontrare il paesaggio segnato dalle cave. La salita lungo la cresta est conduce proprio verso quella parte della montagna, dove la pietra estratta ha modificato profondamente l’ambiente.

Il cammino comincia dopo il Rifugio Del Freo, nella zona della Foce di Mosceta. A luglio il sentiero è accompagnato dai lamponi, abbastanza numerosi da offrire una piacevole sosta senza bisogno di allontanarsi dal percorso.

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La Pania conserva storie di fatica

Il tratto più impegnativo arriva dopo la Foce di Valli. Una panchina nota come Posatoio dei pensieri offre una pausa prima della risalita lungo la Costa Pulita, fino al Passo degli Uomini della neve. Il nome rimanda a un lavoro duro e ormai scomparso.

Fino alla prima metà del Novecento, gli abitanti di Cardoso raggiungevano questo punto per raccogliere neve e ghiaccio, destinati ai gelatieri della Versilia e alle abitazioni dei primi villeggianti facoltosi. Dovevano affrontare circa 1500 metri di dislivello, caricare le gerle di vimini con pesi che potevano arrivare a 90 kg e rientrare velocemente a valle, prima che il ghiaccio si sciogliesse.

Superato il Canale del Diavolo, senza particolari difficoltà nonostante il pendio esposto al sole, si arriva vicino alla cima della Pania della Croce. La vetta richiede una breve deviazione, ma ripaga con una visuale ampia sulle montagne già attraversate. Da lì il percorso scende verso la Foce di Mosceta e il Rifugio Del Freo.


L’arco che incornicia il mare

Il Monte Forato si raggiunge passando dalla Foce di Petrosciana, antico collegamento tra l’Alta Versilia e la Garfagnana. I gradini ricavati nella roccia ricordano quanto fosse utilizzato questo passaggio prima dell’escursionismo moderno.

Sotto la cima, il grande arco calcareo è diventato il punto preferito per le fotografie: chi arriva cerca l’inquadratura con la persona al centro dell’apertura naturale, il mare sullo sfondo e le foreste versiliesi ai lati. Più in alto, a circa dieci minuti, la vetta consente invece di fermarsi in uno spazio meno affollato e di osservare la Pania della Croce, la principale meta della giornata.

Dal Monte Forato alla Pania servono almeno due ore. Il dislivello e la pendenza rendono il collegamento faticoso, soprattutto nel tratto che dal Passo degli Uomini della neve porta verso la cima.


Un rifugio, una vipera e vecchie imprese

Durante la discesa dal Monte Matanna, il sentiero attraversa il Callare di Matanna e raggiunge il Rifugio Forte dei Marmi. La struttura è accessibile in poco più di un’ora da Stazzema o da Pomezzana ed è conosciuta per l’accoglienza ai camminatori.

L’idea iniziale è fermarsi lì, ai piedi delle pareti del Monte Nona e del caratteristico monolite del Monte Procinto. Un incontro con Giovanni, conoscente della zona, cambia però il programma: l’ospitalità nella baita che ha recuperato poco distante comporta un percorso più lungo e una notte poco tranquilla, dopo il racconto della vipera entrata la sera precedente attraverso il camino e arrivata fino alla camera.

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Il giorno precedente, dal Monte Matanna, si osserva la Foce del Pallone. Il nome non ha nulla a che vedere con lo sport: richiama un sistema di trasporto ideato nel 1910 da Daniele Barsi per raggiungere il Rifugio Alto Matanna.

Si trattava di un pallone aerostatico trattenuto da cavi, capace di collegare Grotta dell’Onda, poco sotto Casoli, alla zona del rifugio in circa un’ora. A bordo salirono anche Alberto I del Belgio e Maria Teresa di Borbone, sorella di Alfonso XIII. L’esperimento durò poco: nel febbraio del 1911 una valanga distrusse l’hangar invernale e Barsi non ricostruì l’impianto. Del progetto rimangono il nome del valico e un’immagine dipinta sui muri di Casoli.


Casoli, il paese raccontato sui muri

Il paese appare inizialmente come un piccolo centro di montagna con un negozio essenziale: alimentari, salumi, formaggi, frutta, bevande e una macchina per il caffè. Gli abitanti stabili sono meno di cento, ma dietro il locale si apre una terrazza dalla quale lo sguardo attraversa i boschi e arriva fino al mare.

Casoli è anche il paese dei graffiti. Sulle pareti compaiono scene della vita quotidiana, figure del luogo e racconti legati alla tradizione. L’origine risale agli anni 50 del secolo scorso, quando il pittore Rosario Murabito, trasferitosi da poco, realizzò una prima opera per ringraziare la comunità dell’accoglienza.

L’iniziativa si è poi sviluppata anche grazie alla rassegna annuale “Sgraffiti di Casoli”. Le immagini vengono realizzate con sabbiolino, calce e polvere di metallo; una sola, tra le numerose opere, è a colori e mostra alcune persone su una mongolfiera insolita. Il soggetto richiama proprio la vicenda del pallone aerostatico incontrata più avanti lungo il percorso.

Da qui il sentiero sale verso il Monte Prana, la cima più meridionale delle Alpi Apuane. In circa due ore si raggiunge la sommità, dove due targhe ricordano la presenza dei militari brasiliani durante la Seconda guerra mondiale.

Il 26 settembre 1944, dopo sei giorni di combattimenti, i soldati della FEB, la Forza di spedizione brasiliana, conquistarono il monte alle truppe tedesche e difesero da questa posizione Camaiore e la Versilia. L’episodio viene ricordato ogni anno con la partecipazione di una delegazione brasiliana.

Dal Prana la visuale comprende il litorale, la piana di Camaiore, la Garfagnana e numerose cime apuane. Il percorso prosegue poi verso Campo all’Orzo, antico alpeggio oggi privo di abitanti, un tempo circondato da terrazzamenti coltivati soprattutto a cereali e patate. Restano i ruderi della chiesa di Sant’Antonio Abate, con le mura esterne e gli archi che sostenevano la copertura.

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