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Viaggi 4 min di lettura15 ott

Fès, il mosaico delle pelli: viaggio nella conceria senza macchinari

Tra odori intensi, vasche variopinte e gesti tramandati da secoli, le concerie della medina mostrano il volto più duro dell’artigianato marocchino.

La prima cosa che colpisce non è il colore, ma l’odore. Un rametto di menta vicino al viso può attenuare appena il sentore pungente che sale dalle vasche, dove acqua, calce, ammoniaca e altre sostanze accompagnano la trasformazione delle pelli. Superata questa barriera, però, si apre una scena quasi irreale: una grande composizione di vasche in pietra, riempite di liquidi dalle tonalità più diverse, incastonate tra mura antiche e terrazze coperte di pellami.

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L’odore è il primo ostacolo

La conceria Chouara, nel cuore della medina di Fès el-Bali, è il punto d’osservazione più celebre. Dall’alto, i contenitori circolari e poligonali sembrano tessere di un mosaico irregolare; sotto, gli artigiani si muovono tra i recipienti con le gambe immerse fino alle ginocchia, spesso sollevando pelli ancora pesanti d’acqua.

Il lavoro si svolge all’aperto, esposto al sole e inserito in un complesso di cortili, depositi e botteghe. La menta distribuita ai visitatori serve soltanto a rendere più sopportabile l’aria: l’accesso consente infatti di osservare da vicino una lavorazione fisicamente gravosa, rimasta legata a metodi tradizionali e priva di macchinari moderni.


Mille anni di sapere artigiano

La storia conciaria di Fès affonda le radici nello sviluppo della città, fondata tra la fine dell’VIII e l’inizio del IX secolo dalla dinastia degli Idrisidi. In breve tempo il centro marocchino divenne un riferimento religioso, commerciale e culturale per mercanti provenienti dal Mediterraneo, dall’Africa subsahariana e dall’Oriente.

Già nel Medioevo la lavorazione delle pelli era una delle attività più redditizie. Le competenze degli artigiani permisero ai prodotti realizzati in città di raggiungere mercati lontani, mentre la qualità dei materiali e delle finiture ne accrebbe la reputazione. Tra il XII e il XIII secolo, durante il periodo almohade, questa tradizione si consolidò; in seguito, sotto i Merinidi, la crescita degli scambi favorì la nascita di quartieri dedicati ai diversi mestieri.

Il patrimonio delle concerie non dipende soltanto da racconti tramandati nel tempo, ma anche dalle famiglie che hanno conservato ricette, tecniche e gesti professionali. Nel XXI secolo sono stati realizzati interventi di restauro, soprattutto nella Chouara, per proteggere gli edifici storici e migliorare gli aspetti igienici e lavorativi.


Dalla pelle grezza alle tinte vivaci

Il ciclo comincia con la pulizia delle pelli di capra, pecora, bovino e dromedario. I materiali vengono immersi in acqua, calce e altre sostanze impiegate per eliminare peli e residui organici; in alcune fasi si utilizzano anche escrementi di piccione, una pratica tradizionale collegata all’ammorbidimento delle superfici.

Gli artigiani intervengono direttamente con mani, piedi e strumenti semplici. Dopo i vari trattamenti, la concia rende più stabili le fibre e prepara il materiale alla tintura, che è la fase più riconoscibile per chi osserva il complesso dalle terrazze.

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Le diverse vasche assumono colori intensi grazie ai pigmenti impiegati: l’indaco produce il blu, l’henné contribuisce alle sfumature arancioni, il papavero viene associato al rosso e lo zafferano al giallo. Le pelli vengono immerse, lavorate più volte e infine stese al sole, prima di diventare borse, cinture, giacche, pouf o babbucce.


Come organizzare la visita

L’ingresso ai punti panoramici avviene spesso attraverso i negozi di pelletteria che circondano le concerie. Si attraversano locali colmi di articoli artigianali e poi si salgono scale che, in alcuni casi, possono essere ripide. Dalle terrazze si osservano le vasche e le pelli lasciate ad asciugare sui tetti.

Di norma l’accesso alla terrazza non prevede un biglietto fisso, ma chi accoglie i visitatori può aspettarsi una piccola mancia. Comprare la merce esposta non è obbligatorio: conviene chiarire questo punto prima di salire, così da evitare equivoci.

La Chouara si trova nel quartiere di Blida, vicino al corso dell’Oued Fès e non lontano da Place Seffarine. Le strade della medina sono in gran parte troppo strette per le automobili, quindi l’ultimo tratto va percorso a piedi; dagli ingressi principali si possono seguire le indicazioni oppure rivolgersi a una guida locale autorizzata.


Non c’è solo la conceria Chouara

Fès conserva anche altri laboratori storici. Sidi Moussa, nel quartiere di Guerniz, ha dimensioni più contenute e vasche disposte senza un ordine regolare; la sua presenza è ricordata nelle cronache medievali.

Ain Azliten è invece più piccola e generalmente meno visitata, ma continua a rappresentare una parte dell’identità artigianale della città. Primavera e autunno offrono in genere condizioni più piacevoli dell’estate, quando temperature elevate e odori possono rendere l’esperienza più impegnativa. Attività e orari possono inoltre cambiare durante il Ramadan e nei giorni festivi.

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