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Viaggi 3 min di lettura4 giorni fa

Brad Pitt tra ghiaccio e vertigini: la Nuova Zelanda che sfida l’Alaska

Il survival thriller di David Ayer usa i paesaggi della South Island neozelandese per raccontare la lotta di un uomo e del suo cane contro una natura implacabile.

L’Alaska mostrata in Heart of the Beast – Nel profondo selvaggio non è quella reale. Per costruire il mondo ostile in cui James Belmont e il cane Odin cercano di sopravvivere, la produzione ha scelto alcuni degli scenari più spettacolari e remoti della Nuova Zelanda.

Il film di David Ayer, arrivato nelle sale italiane il 24 settembre 2026, trasforma ghiacciai, laghi, fiordi e montagne della South Island in una presenza quasi autonoma. I paesaggi non fanno soltanto da sfondo all’avventura: amplificano la solitudine dei protagonisti e il senso di minaccia che accompagna il loro viaggio.


Un uomo e il suo cane contro l’isolamento

Al centro della storia c’è James Belmont, ufficiale delle Forze Speciali statunitensi. Dopo un incidente aereo, si ritrova lontano dalla civiltà e con una sola compagnia: Odin, il cane militare che lo ha affiancato in numerose missioni rischiose.

Per tornare in salvo, i due devono attraversare un territorio pieno di ostacoli naturali, tra acque gelide, rilievi impervi e rifugi abitati da predatori. Il legame tra l’uomo e l’animale diventa così il fulcro emotivo del racconto, mentre la regia di Ayer insiste sulla loro reciproca dipendenza.


La South Island diventa Alaska

Le riprese si sono concentrate soprattutto nella South Island, la più grande e meno abitata delle isole neozelandesi. Secondo David Ayer, intervistato da GQ, la somiglianza dei suoi panorami con quelli dell’Alaska è tale da poter trarre in inganno il pubblico.

La realizzazione non è stata semplice. Fango, pendii rischiosi e aree difficilmente raggiungibili hanno costretto la troupe a ricorrere agli elicotteri per spostare persone e materiali; in una sequenza, Brad Pitt e il cane che interpreta Odin sono stati portati in volo su una cresta montuosa. La produzione ha inoltre lavorato con autorità del territorio, consulenti culturali e rappresentanti Māori, vista la presenza di luoghi importanti per la popolazione indigena.


Wakatipu e Queenstown mostrano il volto più selvaggio

Nel cuore dell’Otago si trova il Lago Wakatipu, il terzo bacino lacustre più esteso e il secondo più profondo della Nuova Zelanda. Prima della colonizzazione europea, l’area aveva un ruolo rilevante per i Māori, come dimostrano le tracce di insediamenti, spazi cerimoniali e luoghi destinati alla fabbricazione di strumenti.

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Nel film, le sue acque profonde fanno da scenario al momento in cui James riemerge con difficoltà dopo il disastro aereo. Poco distante sorge Queenstown, affacciata sul lago e circondata dalle montagne dei Remarkables, utilizzate per ricreare il profilo alpino dell’Alaska. La città è nota anche per la grande offerta di attività all’aperto, dal rafting allo sci, passando per bungee jumping e parapendio.


Glenorchy, tra set celebri e montagne

All’estremità settentrionale del Wakatipu si trova Glenorchy, il centro scelto come base operativa della troupe durante buona parte della lavorazione. Il paese è immerso tra boschi di faggi rossi, pascoli e corsi d’acqua, ed è già noto agli spettatori per essere comparso nella saga de Il signore degli anelli.

Una delle scene ambientate qui mostra James mentre pesca da solo su un vecchio molo in pietra. Glenorchy rappresenta inoltre un accesso pratico al Mount Aspiring National Park, area protetta che prende il nome dal Monte Aspiring, vetta alta più di 3.000 metri e parte di un sito riconosciuto dall’UNESCO.

Le vallate modellate dai ghiacciai e dai torrenti, soprattutto nella zona occidentale del parco, hanno fornito altri scenari alle riprese. Proprio in quest’area Brad Pitt sarebbe stato visto al lavoro tra rilievi e corsi d’acqua, in ambienti adatti a evocare la distanza dalla civiltà richiesta dal film.


Milford Sound accentua la minaccia

Nella lista dei luoghi utilizzati per Heart of the Beast – Nel profondo selvaggio compare anche Milford Sound, celebre fiordo del Fiordland National Park. Le sue pareti rocciose verticali, le cime che si alzano dall’acqua e le numerose cascate restituiscono un’impressione di isolamento particolarmente adatta al tono del survival thriller.

Sebbene sia difficile da raggiungere e venga visitato da moltissimi turisti, Milford Sound conserva un aspetto remoto. La conformazione del territorio fa sembrare la natura l’unica forza dominante, rafforzando la tensione psicologica di una storia incentrata su due superstiti costretti ad affrontare un ambiente che non concede tregua.

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