Aymavilles, il castello fortezza tra vigneti e Alpi
Riaperto nel 2022 dopo il restauro, conserva oltre otto secoli di storia valdostana e un percorso museale
Il Castello di Aymavilles, in Valle d’Aosta, è tornato visitabile nel 2022 dopo un lungo intervento di restauro.
L’edificio si trova a circa 8 chilometri da Aosta, sulla strada diretta alla Valle di Cogne, in località Castello 1. Sorge su un’altura circondata dai vigneti, con le Alpi Graie sullo sfondo, e può essere raggiunto in automobile oppure con i collegamenti pubblici da Aosta.
Chi arriva in auto dal capoluogo deve seguire la SS26 verso Courmayeur e il Monte Bianco, superare Sarre e prendere la deviazione per Cogne. Dall’autostrada A5 l’uscita indicata è Aosta Ovest, da cui si prosegue lungo la strada regionale della Valle di Cogne. In autobus sono disponibili una corsa diretta per Cogne, con fermata Aymavilles – Bettex Castello, e la linea 5 Aosta-Aymavilles, che termina a Bettex.
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Il percorso dentro il castello
La visita può svolgersi senza accompagnatore, anche con il supporto di un’audioguida, oppure seguendo una delle visite guidate organizzate a orari stabiliti. Il biglietto è a pagamento e consente di soffermarsi nelle sale lungo l’itinerario museale.
L’accesso passa dal viale alberato che attraversa il parco. Le facciate chiare emergono dai terrazzamenti, mentre le quattro torri cilindriche acquistano imponenza viste da vicino. Sul prospetto principale spicca il portale settecentesco, decorato con stucchi attribuiti all’artigiano luganese Stefano De Giorgis.
Il museo si sviluppa su quattro piani e unisce ambienti recuperati, opere, ricostruzioni e strumenti multimediali. Al piano terreno viene ricostruita la successione delle famiglie che hanno abitato il maniero, dagli Challant ai Bombrini, mettendo in relazione i cambiamenti della dimora con la storia dei suoi proprietari.
Una fortezza trasformata in dimora
Le prime strutture difensive risalgono al XII-XIII secolo, quando sull’altura esisteva una costruzione con pianta quadrangolare. L’aspetto odierno è legato soprattutto agli interventi della famiglia Challant, tra le casate più rilevanti della Valle d’Aosta medievale.
Tra il 1713 e il 1728 Joseph-Félix de Challant fece modificare radicalmente il complesso. La funzione militare lasciò spazio a quella residenziale: tra le torri fatte costruire nei primi anni del Quattrocento da Amedeo di Challant furono inseriti loggiati con decorazioni in stucco, mentre le difese esterne furono sostituite da un giardino articolato su più livelli.
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Nel XIX secolo Vittorio Cacherano della Rocca, figlio della contessa Teresa di Challant, aggiornò gli interni secondo il gusto del tempo e destinò parte della dimora a museo privato. La raccolta comprendeva dipinti, monete, medaglie e manufatti antichi; nel Novecento il castello fu invece usato come residenza di villeggiatura, anche dalla famiglia genovese Bombrini.
La Regione autonoma Valle d’Aosta acquistò il complesso nel 1970. Dopo studi e lavori di recupero, conclusi con la riapertura del 2022, il maniero ha ripreso a raccontare più di 800 anni di vicende locali.
Sale decorate e parco terrazzato
Al primo piano si trovano stanze con decorazioni ottocentesche molto diverse tra loro: sulle pareti, sulle porte e sui paracamini compaiono richiami neogotici, motivi ispirati alla Cina, riferimenti all’antico Egitto, soggetti naturali e figure della mitologia.
Il salone ospita una sezione dedicata al collezionismo dell’Ottocento. Le raccolte originarie di Vittorio Cacherano sono state disperse, ma l’allestimento presenta materiali dell’Académie Saint-Anselme, associazione culturale nata nel 1855 per lo studio e la tutela del patrimonio valdostano. Tra i pezzi esposti figura un rilievo in alabastro gessoso con Santa Caterina d’Alessandria, attribuito alla bottega di Stefano Mossettaz, oltre a reperti archeologici e oggetti liturgici.
Al piano superiore sono ricostruiti gli ambienti collegati a Madama Giovane, con arredi e ornamenti che restituiscono aspetti della vita quotidiana nella residenza. Nel sottotetto è conservata una struttura lignea del Quattrocento formata da oltre 360 elementi.
All’esterno, il parco scende verso il paese attraverso terrazze successive. Vi si trovano una fontana barocca, alberi ornamentali, vedute sui vigneti, le grandze — antichi fabbricati agricoli — e le scuderie, oggi destinate alla biglietteria.
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