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Alberi in città, l’investimento che raffredda il clima e riduce i rischi

La forestazione urbana va considerata un’opera pubblica di lungo periodo, non una spesa accessoria, soprattutto mentre aumentano caldo estremo e piogge violente.

Convincere Comuni e Regioni a cambiare priorità nella spesa pubblica è decisivo per affrontare gli effetti del riscaldamento globale. La sostenibilità non può restare un adempimento amministrativo: deve diventare un criterio centrale nella progettazione delle infrastrutture e nella gestione dei territori.


L’albero vale più del suo costo

Mettere a dimora un albero comporta spese per l’acquisto, la piantumazione e la manutenzione. La domanda, però, dovrebbe essere un’altra: quel costo è davvero elevato se confrontato con quello di un condizionatore in ogni aula, oppure con il rifacimento di superfici che amplificano il calore e impediscono al terreno di respirare?

Le alberature urbane, secondo i dati di Enea, possono ridurre la temperatura fino a 5 gradi. Sono quindi un sistema di raffrescamento naturale, privo di consumi energetici durante il suo funzionamento, capace anche di rendere più vivibili gli spazi e di rafforzare la qualità ambientale dei quartieri. Considerarle soltanto un elemento decorativo significa ignorarne la funzione economica e climatica.


Il conto delle scelte miopi

Nei bilanci pubblici asfaltare una strada o rifare un marciapiede appare spesso una destinazione efficace delle risorse: il risultato è immediatamente visibile e può migliorare l’aspetto di una zona. Tuttavia, con temperature sempre più alte e precipitazioni improvvise, queste opere rischiano di deteriorarsi rapidamente. Un’alluvione lampo può danneggiare l’asfalto in poche ore, mentre il calore estremo può deformare il bitume e rendere impraticabili persino le aree gioco, trasformandole in superfici roventi.

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Anche abbattere gli alberi di un marciapiede per evitare di intervenire sulle tubature danneggiate può sembrare la soluzione più semplice, ma sposta il problema invece di risolverlo. La scelta di una spesa implica sempre la rinuncia a un’altra possibilità: destinare fondi a un’opera fragile, costruita secondo parametri ormai superati, può dunque produrre un rendimento negativo quando arriva un evento estremo.


La forestazione è patrimonio pubblico

Nel bilancio, una pianta viene normalmente trattata come un’uscita legata all’acquisto e alla cura. Sarebbe più appropriato riconoscerla come infrastruttura verde pluriennale: il suo valore cresce con lo sviluppo della chioma e con i benefici che offre alla comunità, dall’ombra alla mitigazione delle temperature.

Piazze, monumenti e altri interventi realizzati senza considerare il rischio climatico possono apparire ordinati e funzionali solo nell’immediato. Se non si calcolano i danni potenziali provocati da caldo, alluvioni e piogge intense, gli enti accumulano un debito nascosto che prima o poi ricade sui cittadini, sotto forma di asfalto da rifare, condutture danneggiate e spazi urbani sempre meno abitabili. Dire che per l’ambiente non ci sono risorse, in questo scenario, significa rinviare il pagamento di un conto che la natura presenterà senza concedere dilazioni.

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