Var, la svolta degli arbitri: cosa cambia davvero in campo
Domenico Messina chiarisce la nuova impostazione dell’Aia: più spazio al gioco, senza rinunciare alla tecnologia né modificare le regole.
Il nuovo indirizzo arbitrale non coincide con un ridimensionamento del Var. L’obiettivo indicato dall’Aia è piuttosto evitare interventi eccessivi e riportare la decisione principale sul terreno di gioco, lasciando che il calcio mantenga maggiore continuità.
La tecnologia non viene messa in discussione
Domenico Messina, direttore tecnico dell’Aia, ha spiegato la posizione dell’associazione durante l’incontro con i media all’IBC di Lissone. Il dirigente ha escluso sia l’abolizione del Var sia l’intenzione di riscrivere il regolamento: «Nessuno ha mai voluto cancellare il Var, nessuno ha mai voluto cambiare le regole».
Anche Marco Brunelli, segretario generale della Figc, ha ribadito che lo strumento resta pienamente operativo. «Il Var c’è ancora, non è vero che non c’è più», ha detto nel corso dello stesso appuntamento, sottolineando inoltre il valore dell’incontro come occasione di confronto per il mondo arbitrale e federale.
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L’arbitro deve decidere una volta
La linea collegata al nuovo corso, indicato nel testo come impostazione dettata da Orsato, punta a evitare che una stessa azione venga valutata due volte, prima dall’arbitro sul campo e poi nuovamente davanti allo schermo. Messina ha chiarito che questo principio non comporta la rinuncia a fischiare falli, assegnare rigori o ricorrere al controllo tecnologico quando necessario.
La priorità è valorizzare il gioco: se un contatto fisico non raggiunge la soglia del fallo, l’indicazione è consentire alla partita di proseguire. Messina ha richiamato anche l’andamento dei fischi nel campionato italiano, passato dalla critica per un arbitraggio considerato troppo severo, con 25 falli medi a gara, a quella opposta, legata ai 23 falli registrati più di recente.
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