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Sport 2 min di lettura1 ora fa

Ravanelli scuote la Juve: «È la peggiore di Spalletti»

L’ex bianconero promuove il lavoro di Gattuso alla Lazio e critica duramente squadra, allenatore e società dopo il ko allo Stadium.

La Lazio di Gennaro Gattuso è la sorpresa più evidente dell’avvio di campionato secondo Fabrizio Ravanelli. L’ex attaccante, che ha indossato anche la maglia biancoceleste, attribuisce gran parte dei risultati al lavoro dell’allenatore: la squadra avrebbe assimilato i suoi principi e mostra una compattezza che la rende competitiva.

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Gattuso ha conquistato lo spogliatoio

Ravanelli considera meritato il successo ottenuto dalla Lazio contro la Juventus e interpreta la classifica, con i biancocelesti appaiati all’Inter, come la conferma della bontà del progetto. L’assenza di impegni europei, inizialmente sottovalutata da molti, può diventare un vantaggio nel corso della stagione.

Secondo l’ex bianconero, Gattuso è riuscito a creare un legame forte con i calciatori, al punto che «si butterebbero nel fuoco per lui». La Lazio, a suo giudizio, può puntare a un piazzamento tra le prime 5-6 e alla qualificazione in Champions League o in Europa League, pur senza essere indicata come principale candidata allo scudetto.


Conte resta un’ipotesi ricorrente

La crisi della Juventus riporta nel dibattito anche Antonio Conte. Ravanelli lo descrive come un tecnico preparato, severo e profondamente legato alla cultura bianconera costruita da Boniperti, oltre che come un allenatore incapace di convivere a lungo con l’assenza di una panchina.

Il suo nome viene evocato mentre cresce il malcontento intorno a Luciano Spalletti. Ravanelli riconosce le qualità dell’attuale tecnico, ma sostiene che in questo momento la squadra trasmetta disorientamento e che alcune scelte di formazione abbiano lasciato più di un interrogativo.

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La Juve non convince più

Nel giudizio dell’ex attaccante, la Juventus vista contro la Lazio è stata «la peggiore dell’era Spalletti». Alla squadra, reduce da una pesante sconfitta allo Stadium, sarebbero mancati carattere, intensità e capacità di imporsi nei duelli. Ravanelli individua inoltre l’assenza di un centravanti in grado di garantire 15-20 gol come una delle lacune dell’organico.

La critica riguarda anche l’atteggiamento di diversi calciatori, apparsi poco disponibili a farsi coinvolgere nella manovra. Per Ravanelli, però, le responsabilità non possono essere concentrate su una sola componente: società, allenatore e giocatori devono condividere il peso della situazione, anche se dagli uomini in campo si sarebbe aspettata una reazione d’orgoglio più netta.


Difesa e attacco sono i nodi

L’ex bianconero ha descritto una formazione poco compatta, incapace di accompagnare le azioni difensive con raddoppi, coperture preventive e movimenti coordinati. La facilità con cui sono arrivati soprattutto il secondo e il terzo gol della Lazio viene indicata come il segnale di una fragilità collettiva.

Il problema più profondo, secondo Ravanelli, si concentra negli ultimi 30 metri. Nella sua Juventus, ha ricordato, anche gli attaccanti partecipavano alla fase di non possesso: lui stesso, Vialli, Del Piero e, prima ancora, Baggio erano i primi giocatori chiamati a difendere. La squadra attuale, invece, non avrebbe mostrato né quella partecipazione né la necessaria convinzione.

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