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Sport 2 min di lettura1 ora fa

Malagò, il verdetto dei giuristi: la sua elezione non si tocca

I cinque pareri richiesti dalla Federcalcio escludono sia l’obbligo del tesseramento sia i presupposti per un commissariamento

L’elezione di Giovanni Malagò alla presidenza della Figc appare ormai difficilmente contestabile sul piano giuridico. È questa la conclusione condivisa dai cinque esperti consultati dalla Federazione, secondo i pareri che martedì saranno valutati dalla Giunta esecutiva e dal Consiglio del Coni.

Le consulenze erano state richieste per chiarire due aspetti: l’eventuale necessità del tesseramento per presentare la candidatura e la possibilità che la sua assenza costituisse una violazione abbastanza grave da giustificare il commissariamento della Figc. Entrambe le risposte sono negative.


L’ostacolo del tesseramento perde peso

Sabino Cassese, Bernardo Giorgio Mattarella, Antonio Nuzzo, Saverio Ruperto e Pietro Sirena hanno esaminato le norme federali applicabili alla candidatura. Secondo l’impostazione contenuta nei pareri, il requisito determinante sarebbe l’accredito da parte di una delle componenti federali, mentre il tesseramento avrebbe soprattutto una funzione amministrativa.

Cassese distingue in particolare tra due disposizioni dello Statuto. L’articolo 24.5, dedicato al presidente federale, non prevede il tesseramento; l’articolo 29.19, riferito ai dirigenti sportivi, impone invece di essere in regola con il tesseramento a chi già appartiene a quel sistema. Da qui la conclusione che la regola non possa essere automaticamente estesa a chi aspira alla presidenza, ruolo che non coincide con lo svolgimento di un’attività sportiva.

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Perché l’elezione resta blindata

Nei documenti firmati soprattutto da Ruperto, Nuzzo e Mattarella viene escluso anche il ricorso al commissariamento. Il mancato tesseramento, infatti, non viene considerato una “grave violazione” dello Statuto, condizione necessaria per un intervento di questo tipo.

Ruperto richiama inoltre i termini previsti per contestare una candidatura: l’impugnazione doveva essere presentata entro sette giorni. Contro l’ammissione di Malagò si era mosso soltanto Renato Miele, ma il suo ricorso è stato dichiarato inammissibile in tutti e tre i gradi di giudizio; non risultano iniziative della procura della Figc o di altri soggetti autorizzati.

Per questo, nel parere, l’elezione viene descritta come ormai “intangibile”: il Coni non potrebbe ribaltare né l’ammissione della candidatura né il voto successivo. Un’eventuale iniziativa nata da una segnalazione della Procura generale potrebbe produrre conseguenze di altro genere, ma non inciderebbe sulla nomina già perfezionata.

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