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Sport 2 min di lettura6 giorni fa

Juventus, l’allarme identità parte dai numeri: italiani quasi spariti

Nelle prime cinque giornate il club ha schierato pochissimi italiani, mentre Carnevali spinge per una filiera più forte tra mercato, scouting e Next Gen.

La Juventus può ripartire da due leve molto concrete: conoscere meglio il mercato italiano e trasformare la Next Gen in un serbatoio stabile per la prima squadra. È questa, in sintesi, la rotta indicata da Giovanni Carnevali, convinto che il club debba tornare a intercettare i migliori giovani prima che arrivino alla piena consacrazione internazionale.


La filiera italiana come priorità

Tra i profili monitorati ci sono Lorenzo Palmisani per la porta, Antonio Raimondo per l’attacco e Alessandro Romano per il centrocampo. L’idea, però, non è quella di comprare italiani a prescindere o di pagare un premio solo per il passaporto: la scelta deve restare legata al valore dei singoli e alla capacità di inserirli in un progetto tecnico.

In questo quadro pesa anche il lavoro sulla seconda squadra. La Next Gen è stata finanziata proprio per creare un passaggio più rapido verso il gruppo principale e, secondo la visione di Carnevali, dovrebbe produrre uno o due elementi pronti ogni due stagioni. Un flusso simile aiuterebbe a contenere la spesa sul mercato e a rinsaldare il legame con la tradizione del club.


I titolari italiani sono pochissimi

I dati delle prime cinque giornate della Serie A 2026-27 raccontano un quadro molto diverso da quello del passato bianconero. Su 55 posti totali da titolare, soltanto 8 sono stati assegnati a calciatori italiani, pari al 14,5%. Considerando i soli giocatori di movimento, la quota scende addirittura al 6%.

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A incidere sono stati anche infortuni e scelte dell’allenatore Luciano Spalletti, ma il risultato resta lo stesso: la Juventus ha schierato appena sette italiani in rosa, dentro una lista complessiva che comprende 15 nazionalità differenti. In quel ristretto gruppo, Guglielmo Vicario e Manuel Locatelli sono stati i volti più presenti; Vicario è rimasto l’unico italiano in campo sia contro il Sassuolo sia contro l’Atalanta.


Il rischio di perdere un tratto storico

È proprio questo spostamento a far discutere: la Juventus, che per anni è stata una delle principali fabbriche di talenti per la Nazionale, vede ridursi la presenza di giocatori italiani in modo marcato. Il tema non riguarda solo l’equilibrio della rosa, ma anche la percezione di un’identità che nel tempo ha avuto un peso forte nella storia del club.

Ritrovare un rapporto più solido con il vivaio e con il mercato nazionale diventerebbe così un passaggio strategico, oltre che simbolico. In questa lettura, il lavoro sulla Next Gen e il monitoraggio dei giovani italiani non sono dettagli accessori, ma strumenti per costruire una Juventus meno dipendente dall’estero e più vicina alle proprie radici.

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