FIFA sotto pressione: 100 giorni per cambiare rotta
Serie A, Premier League, Bundesliga e Liga chiedono una svolta nella gestione del calcio mondiale dopo il caso FIFA Forward Enterprise.
La FIFA ha davanti una scadenza politica fissata dalle principali leghe europee: 100 giorni per dare seguito a tre richieste sulla governance del calcio internazionale. LaLiga, Bundesliga, Premier League e Serie A hanno scelto di muoversi insieme, lasciando fuori dal documento la Ligue 1 francese.
La presa di posizione arriva dopo il dietrofront sul programma FIFA Forward Enterprise (FFE), iniziativa che aveva alimentato forti critiche tra club, leghe e altri soggetti del sistema. Il ritiro del progetto, secondo i campionati, non risolve però le questioni che ne avevano favorito la nascita.
Il caso FFE non è chiuso
Nel documento, le quattro leghe sostengono che la Coppa del Mondo rappresenti il vertice dello sport, ma ricordano come la struttura del calcio venga alimentata soprattutto dall’attività settimanale di società, giocatori, tifosi e comunità locali. Proprio questa rete, affermano, sarebbe stata indebolita da una gestione ritenuta eccessivamente concentrata nelle mani della presidenza FIFA.
Il ritiro del piano non viene quindi considerato sufficiente. Le leghe chiedono una revisione reale degli assetti interni, con limiti istituzionali più chiari e una separazione effettiva tra le decisioni disciplinari e le pressioni di natura politica. L’obiettivo dichiarato è evitare che un cambiamento solo formale lasci intatti i problemi già emersi.
Più controlli sul potere FIFA
Al centro della contestazione c’è la possibilità che il presidente dell’organizzazione eserciti nello stesso tempo un’influenza normativa, commerciale e politica senza contrappesi adeguati. Le leghe ricordano che, dopo le inchieste penali che avevano coinvolto dirigenti del calcio oltre dieci anni fa, la stessa FIFA aveva avviato un percorso di riforma, ma ritengono che gli squilibri non siano stati superati.
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La loro critica non riguarda dunque soltanto Gianni Infantino. Il nodo, nella loro ricostruzione, è un modello nel quale gli stakeholder vengono ascoltati senza avere un ruolo concreto nelle decisioni che incidono sul loro lavoro. I campionati nazionali sostengono occupazione, filiere economiche, sviluppo del calcio di base e risorse fiscali per i territori; per questo chiedono di partecipare davvero ai processi decisionali.
Calendario internazionale sotto accusa
Un esempio indicato nel comunicato è l’espansione del Calendario Internazionale delle Partite (IMC). Quando la FIFA modifica unilateralmente il programma delle competizioni o allunga i periodi di sospensione dei tornei domestici, osservano le leghe, l’impatto ricade soprattutto su club e campionati che non dispongono di un peso equivalente nelle scelte.
Il documento richiama anche la causa per abuso di posizione dominante depositata dalle Leghe presso la Commissione Europea nell’ottobre 2024. Secondo i firmatari, quel procedimento nasce dal conflitto tra il ruolo regolatorio della FIFA e i suoi interessi nell’organizzazione e nella commercializzazione delle competizioni.
Le leghe chiedono quindi regole trasparenti, verificabili e non discriminatorie, approvate attraverso un confronto più ampio e sottoposte a un controllo indipendente. A loro giudizio, il tema riguarda una parte molto più vasta dei protagonisti dei Mondiali: circa l’1% dei calciatori professionisti partecipa alla Coppa del Mondo FIFA, mentre il resto del movimento continua a dipendere dai campionati nazionali.
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