Como, Fabregas svela il suo vero Scudetto: perché disse no all’Inter
Dal rifiuto ai nerazzurri alla crescita dei giovani: l’allenatore del Como racconta la sua idea di calcio e il progetto costruito sul lago.
Il rifiuto all’Inter non nasce soltanto dal coraggio di rinunciare a una grande panchina, ma dalla volontà di completare un percorso preciso. Cesc Fabregas lo ha spiegato dal palco del Festival dello Sport di Trento, ripercorrendo la scelta di restare al Como, il rapporto con i suoi calciatori e la costruzione di un club passato rapidamente dalla Serie B a obiettivi di vertice.
Il progetto Como prima della grande panchina
Fabregas ha raccontato di aver valutato a lungo il proprio futuro dopo l’esperienza al Monaco. La decisione di approdare sul lago, però, sarebbe arrivata soprattutto d’istinto: frequentava Como con la famiglia, pur non sapendo inizialmente che la città avesse una squadra di calcio.
Sul possibile approdo all’Inter, l’allenatore ha ammesso di essere una persona portata a riflettere e ad analizzare ogni scelta. Secondo la sua visione, un tecnico ha bisogno di tempo per lasciare un’impronta, anche se nel calcio quel tempo spesso non viene concesso. Per questo ha preferito continuare a sviluppare l’identità del Como, confidando nella solidità del rapporto con la società.
I giocatori sono il suo trofeo
Il legame con i calciatori è uno dei motivi che lo hanno spinto a rimanere. Fabregas ha ricordato che diversi giovani hanno scelto Como anche per la fiducia riposta nel suo lavoro, citando Nico Paz, Alex Valle, Perrone e Da Cunha. A suo giudizio, accompagnarne la crescita rappresenta il risultato più importante ottenuto finora.
“Per me sono il mio scudetto”, ha detto parlando dei ragazzi arrivati al club e affidatisi al suo percorso. Su Da Cunha, in particolare, ha attribuito gran parte del merito al giocatore stesso, sottolineandone mentalità, ambizione e fame: caratteristiche che, nella sua idea di mercato, possono contare più di un curriculum già ricco.
Un calcio riconoscibile, anche quando si perde
Il tecnico spagnolo ha spiegato che il progetto del Como è nato anche dal desiderio del presidente di rendere il club più attrattivo, in sintonia con la crescita turistica della città. L’obiettivo era proporre un calcio piacevole, capace di coinvolgere il pubblico e di sostenere l’immagine complessiva della società.
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Fabregas non separa, però, l’estetica dal risultato. La sua squadra deve cercare la vittoria senza rinunciare ai propri principi, perché una sconfitta maturata lontano dalla propria identità lascerebbe rimpianti ancora maggiori. La costruzione dell’organico segue la stessa logica: prima di ogni acquisto, il club svolge numerose riunioni e prova a individuare con largo anticipo il profilo utile per il mercato successivo.
La lezione di Conte resta decisiva
Tra i tecnici che hanno segnato la sua carriera, Fabregas ha distinto l’approccio di Arsène Wenger da quello di Antonio Conte. Wenger gli lasciava maggiore libertà e cercava calciatori adatti alla propria idea, mentre Conte insisteva con grande precisione su movimenti, struttura e dettagli tattici.
L’allenatore del Como ha ricordato un episodio vissuto al Chelsea. Dopo un’azione conclusa con un gol di Diego Costa, pensava di aver scelto la soluzione corretta; Conte, invece, gli spiegò che il passaggio avrebbe dovuto essere indirizzato altrove. “Nooo, il calcio non è questo”, fu la reazione dell’allora tecnico, secondo il racconto di Fabregas.
Ambizione e prudenza sul mercato
La crescita del Como passa anche da una politica di reclutamento complessa. Fabregas ha raccontato che il direttore Ludi è arrivato a gestire 31 operazioni tra entrate e uscite in una sola sessione, un ricambio capace di offrire nuove opportunità ma anche di creare difficoltà.
Cambiare molti elementi ogni sei mesi può rallentare l’inserimento e far emergere lacune d’esperienza. Per questo Fabregas non ha indicato nomi precisi per i prossimi acquisti, ma ha chiarito quale sia il tipo di calciatore ricercato: persone ambiziose, disposte a lavorare e convinte di poter puntare ai club più prestigiosi. Il Como, ha spiegato, vuole costruire progressivamente anche il proprio settore giovanile, con l’obiettivo di portare in prima squadra i talenti cresciuti nell’accademia.
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