Bosnia-Italia, la ferita di Gattuso: «Per mesi non dormivo
L’ex commissario tecnico azzurro ha ricordato la sconfitta, difeso Bastoni e chiesto di non giudicare quel percorso soltanto dal risultato.
Per Gennaro Gattuso quella partita contro la Bosnia non è ancora un ricordo archiviato. L’ex commissario tecnico della Nazionale ha raccontato al Festival dello Sport di Trento quanto gli sia pesato l’esito dell’incontro, pur rivendicando il lavoro svolto dalla squadra e dal suo staff.
La sconfitta non cancella il percorso
Secondo Gattuso, nel calcio gli episodi possono cambiare completamente il destino di una gara. «Gli episodi fanno la differenza. Fanno parte del nostro mondo e anche della nostra vita», ha detto parlando di Bosnia-Italia.
L’ex ct ha spiegato di sentirsi riconoscente verso i calciatori e tutte le persone coinvolte nel progetto azzurro, perché a suo giudizio ciascuno ha dato il massimo. La conclusione della sfida, tuttavia, ha lasciato una traccia profonda: quella partita, ha ammesso, resterà una ferita per tutta la vita.
Gattuso ha anche contestato una lettura concentrata esclusivamente sul punteggio finale. A suo avviso, per valutare davvero una squadra bisogna considerare il modo in cui ha giocato e il lavoro costruito durante il percorso, non soltanto il risultato consegnato dal campo.
Bastoni resta fuori dalle accuse
Nel suo intervento Gattuso ha dedicato un passaggio anche ad Alessandro Bastoni. L’ex allenatore ha ricordato di averlo ringraziato, chiarendo che l’errore e l’espulsione fanno parte del gioco e che il difensore non aveva certamente l’intenzione di danneggiare la squadra.
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Il riferimento a Bastoni si inserisce nella volontà di Gattuso di proteggere il gruppo dalle responsabilità individuali. La sconfitta, nelle sue parole, non può essere trasformata in un processo a un singolo calciatore né può cancellare gli aspetti positivi mostrati dagli azzurri.
Mesi difficili per lasciarsi tutto alle spalle
La conseguenza emotiva di quella gara è stata particolarmente forte. Gattuso ha raccontato che, nei mesi successivi, arrivava a fare fatica a prendere sonno e organizzava lunghe passeggiate per stancarsi abbastanza da riuscire a dormire.
La cicatrice, ha spiegato, resterà comunque permanente. Nonostante questo, l’ex ct ha scelto di concentrarsi sul futuro e di guardare avanti, senza rinnegare quanto fatto dalla squadra durante il suo incarico.
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