Wad, il rap al bivio e la missione di Say Waaad
Il conduttore di Radio Deejay racconta scouting, pregiudizi e nuove voci tra musica, cultura pop e inclusione.
Il rap italiano vende, ma secondo Michele “Wad” Caporosso attraversa una fase di esaurimento creativo. È da questo paradosso che parte il racconto di Say Waaad?, il programma di Radio Deejay che dal 2018 prova a intercettare ciò che ancora non è diventato fenomeno di massa: musica, creator, cinema, serie televisive e nuovi linguaggi.
Wad, giornalista musicale e voce della trasmissione, continua a guardare avanti senza considerare conclusa la stagione dello scouting. “C’è ancora tanto da scoprire”, sostiene, mentre prepara una nuova annata del programma, in onda dal lunedì al venerdì, dalle 21 alle 22, su Radio Deejay e anche attraverso YouTube, Deejay TV e TikTok.
Il rap ha bisogno di una svolta
A suo giudizio, il settore oggi più promettente è l’indie, dove stanno emergendo nomi come Faccianuvola e Prima stanza a destra. Il rap, invece, si trova in una posizione contraddittoria: continua a ottenere grandi risultati commerciali, ma la spinta innovativa appare indebolita e il ricambio delle idee sembra necessario.
Wad guarda con un certo rammarico alla generazione esplosa nel 2016. Quella scena aveva fatto pensare alla nascita di un suono autenticamente italiano, capace di cambiare gli equilibri e non soltanto di replicare modelli esteri. L’approdo ai grandi contratti discografici, secondo il conduttore, ha portato alcuni artisti ad accettare compromessi e a tornare a inseguire ciò che arriva dall’estero.
Il suo rapporto con quella stagione è però anche personale. Quando iniziò a lavorare stabilmente a Radio Deejay, la trap cresceva fuori dai circuiti più tradizionali e raccoglieva già un pubblico consistente. Linus e Albertino gli permisero di darle spazio senza pregiudizi; in quegli anni, Wad ospitò tra gli altri Ghali, Sfera Ebbasta, Tony Effe, Blanco, Madame e Achille Lauro.
Una radio contro la diffidenza
Il progetto non nasce per seguire una sola bandiera musicale. Il criterio, spiega Wad, è l’energia: viene preso in considerazione chi riesce a riunire persone o mostra un potenziale ancora non espresso, anche quando il conduttore non apprezza personalmente quel linguaggio.
La trasmissione ha dato spazio anche a figure già affermate, da Ornella Vanoni a Cesare Cremonini e Claudio Bisio. Il confronto tra generazioni è diventato così uno degli elementi del programma: con Bisio, per esempio, si è parlato di rap, testi considerati violenti e rappresentazioni della Milano criminale di ieri e di oggi. Da questi incontri Wad dice di aver imparato a guardare il mainstream non come un ambiente ostile, ma come un luogo pieno di persone e vicende interessanti.
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Nel rapporto con il pubblico italiano, tuttavia, la novità deve spesso superare un ostacolo culturale. L’idea che “era meglio prima”, osserva, alimenta pigrizia e sospetto. Per questo il programma ha progressivamente abbandonato l’approccio più aggressivo dei primi anni, scegliendo di presentare ciò che è nuovo insieme a elementi familiari e leggeri, così da rendere l’ascolto più accessibile senza rinunciare alla scoperta.
Say Waaad? oltre la musica
La radio, nell’epoca dei podcast, conserva secondo Wad una caratteristica decisiva: può raggiungere pubblici molto diversi. Say Waaad? aveva già una struttura vicina a quella del podcast, quindi non ha risentito particolarmente del cambiamento di formato; il problema resta piuttosto la durata dell’attenzione, soprattutto quando si propone qualcosa che l’ascoltatore non conosce ancora.
Il conduttore respinge inoltre la lettura del rap come minaccia. I pregiudizi, a suo parere, sono ancora forti e spesso nascono da una mancata comprensione dei racconti contenuti nei testi. Richiamando una riflessione maturata anche grazie a Roberto Saviano, paragona il rap a un gesto di denuncia: “Il rap è una sorta di giornalismo, la mano che accende la luce nella stanza in cui c’è il corpo di una persona morta”. Il bersaglio, aggiunge, dovrebbe essere chi commette la violenza, non chi la rende visibile.
Il programma ha ricevuto anche un Diversity Media Award come miglior trasmissione radiofonica. Wad lega il riconoscimento alla scelta di non rappresentare una sola comunità: Say Waaad? viene descritto come inclusivo perché prova a raccontare una realtà composta da molte differenze, senza trasformarle in un’etichetta unica.
Questa impostazione ha portato la trasmissione a considerarsi qualcosa di più di un appuntamento radiofonico. Tra le iniziative sostenute c’è la richiesta al Comune di Milano di collocare una targa nella strada in cui nacque Nino Rota, richiesta già accolta e ancora in attesa dell’installazione. Il prossimo obiettivo riguarda invece il riconoscimento della gestualità italiana come Patrimonio immateriale dell’Unesco.
Per Wad, la cultura non dovrebbe ridursi a merce da consumare. L’ambizione di Say Waaad? è costruire una comunità capace di ascoltare ciò che arriva prima degli altri e di trasformare la curiosità in un modo di vivere.
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