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Spettacolo 4 min di lettura29 set

The Invite, eros e crisi di coppia: Olivia Wilde cambia le regole

Olivia Wilde firma un remake teatrale e domestico che usa ironia, desiderio e disagio borghese per mettere in crisi due coppie.

Il punto di forza di The Invite sta soprattutto nel modo in cui il quartetto di protagonisti riesce a convivere senza mai sembrare davvero omogeneo. La critica Alissa Wilkinson ha osservato che agli interpreti pare sia stato chiesto di recitare «come se ciascuno fosse dentro un film leggermente diverso», creando così un equilibrio inatteso e piacevole.

Olivia Wilde sfrutta questa distanza tra i personaggi anche per costruire il ruolo che interpreta. Angela appare stanca, trascurata e prigioniera di un’esistenza senza direzione: la sua bellezza rimane intatta, ma viene nascosta sotto i segni di una frustrazione quotidiana che la donna tenta di mascherare dietro una rispettabilità ordinaria.


Una casa che nasconde il disagio

L’abitazione diventa il riflesso di quella crisi. Gli ambienti, curati fino all’impersonalità, sembrano consacrati al consumo e al bisogno di esibire una serenità familiare che non esiste più. Angela può dedicarsi a quel mondo soltanto grazie alle risorse economiche del marito, o forse agli aiuti discreti della sua famiglia.

In questa versione la critica alla famiglia tradizionale passa quindi attraverso il rapporto tra denaro, arredamento e dipendenza. Il film non insiste soltanto sulla distanza tra i coniugi, ma mostra come il modello piccolo borghese possa trasformare la casa in una gabbia elegante, incapace di restituire senso a chi la abita.


Il desiderio riaccende la coppia

La vicenda nasce dall’incontro tra due coppie molto diverse. Da una parte ci sono Angela e il marito, consumati dalla consuetudine; dall’altra una coppia apparentemente appagata, sensuale e sicura di sé. La loro cena mette in moto un confronto che passa dall’imbarazzo all’attrazione, con una dose di erotismo più marcata rispetto alle precedenti versioni della storia.

Il film si inserisce così nella lunga scia di opere dedicate alle relazioni che esplodono durante una serata condivisa. Il riferimento originario è Sentimental, commedia spagnola nata sul palcoscenico e poi approdata al cinema, da cui sono stati ricavati diversi adattamenti, compresi Vicini di casa e una versione sudcoreana.


Un teatro domestico pieno di tensione

Tutto si svolge tra le stanze di una casa, secondo la logica del film da camera. Le riprese seguono lo sviluppo cronologico degli eventi e fanno coincidere quasi completamente la durata della storia con quella della visione: al termine dei 1 ora e 47 minuti sembra di aver assistito in presa diretta a una cena finita male.

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La macchina da presa resta spesso ferma, mentre il montaggio procede con ritmo serrato. Specchi, arredi e aperture degli ambienti impediscono però alla composizione di diventare claustrofobica. Anche l’uso della pellicola 35 mm contribuisce a rendere più intensi i colori e a sottolineare il contrasto tra gli ospiti e i padroni di casa.


I riferimenti e la firma di Wilde

I richiami alla tradizione sono numerosi: affiorano Carnage, The Party e Chi ha paura di Virginia Woolf?, oltre a Perfetti sconosciuti e I nostri ragazzi. Il conflitto tra le coppie non è soltanto un espediente comico, perché spesso nasconde una questione più ingombrante: la presenza dei figli, oppure la loro assenza, come elemento che tiene insieme rapporti ormai logori.

Wilde aggiunge inoltre un omaggio alla commedia di Woody Allen dedicando il film a Diane Keaton, storica interprete e musa del regista. La sua terza prova dietro la macchina da presa conferma anche alcuni temi già emersi in Don't Worry Darling: la contestazione del patriarcato, il giudizio sulla borghesia e un sogno americano ridotto a una superficie fatta di acquisti e apparenze.


Un remake senza rivoluzione

The Invite non aspira a reinventare il genere. Il suo interesse sta piuttosto nella combinazione tra ironia, eros e amarezza, mentre la regia mantiene un controllo quasi teatrale sui movimenti e sugli spazi. Dopo il più discusso Don't Worry Darling, Wilde sembra trovare nella commedia un terreno più adatto per affrontare le sue ossessioni autoriali, già presenti nell’esordio Booksmart.

Il risultato rimane legato a una struttura conosciuta, ma il personaggio di Angela introduce una differenza significativa rispetto ad altri adattamenti. In Vicini di casa, Federica, interpretata da Vittoria Puccini, viveva soprattutto il divario d’età con il compagno e mentore Claudio Bisio; qui, invece, il rapporto tra Angela e il personaggio di Seth Rogen si fonda su una sostanziale vicinanza anagrafica e su una comune prigionia domestica.

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