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Spettacolo 2 min di lettura8 ore fa

Naza, 60mila al cinema in un giorno: la corsa per tenerlo in sala

Il documentario premiato a Venezia conquista il pubblico italiano con 450mila euro al debutto e numerose proiezioni già esaurite.

Oltre 60.000 persone hanno scelto il cinema per vedere Naza nel suo primo giorno di programmazione, nonostante i registi abbiano già annunciato la diffusione gratuita online a novembre. Il documentario ha raccolto 450mila euro e potrebbe restare sul grande schermo oltre i tre giorni inizialmente previsti.


Il pubblico spinge il documentario

Naza ha superato al debutto Avengers: Endgame Extra e il film documentario dedicato a Ultimo, conquistando la vetta degli incassi. Il risultato ha sorpreso anche per la brevità della distribuzione annunciata, fissata soltanto fino a domani.

Le proiezioni serali risultano già esaurite in molte città. Di fronte alla domanda, I Wonder Pictures sta valutando la possibilità di estendere la presenza del film nelle sale, così da consentire ad altri spettatori di assistere alla proiezione prima dell’appuntamento gratuito in rete.


Una denuncia affidata a 24 testimonianze

Il lavoro di Yuval Abraham e Rachel Szor ricostruisce, attraverso i racconti anonimi di 24 soldati, le accuse relative all’uccisione di civili a Gaza da parte dell’esercito israeliano. Il film ha ricevuto il premio speciale della giuria alla Mostra del cinema di Venezia ed è ora inserito anche nei programmi di festival internazionali, tra San Sebastián e New York.

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Abraham ha difeso pubblicamente la scelta di raccontare quelle testimonianze, respingendo l’idea che la critica alle azioni del proprio governo rappresenti un tradimento. “La critica non è tradimento: è un dovere”, ha scritto, sostenendo che i militari che hanno assistito agli episodi dovrebbero trovare il modo di renderli noti.


I registi non arretrano

La presa di posizione arriva dopo minacce e insulti rivolti ai due autori. Abraham e Szor, già premiati con l’Oscar per No other land, hanno comunque confermato l’intenzione di rientrare in Israele e proseguire il loro lavoro.

Nel suo messaggio, Abraham ha sostenuto che nascondere le informazioni per ragioni di propaganda non serva a proteggere la società e contribuisca invece a prolungare le sofferenze della popolazione di Gaza. Ha poi ringraziato chi ha mostrato sostegno e ha ribadito che le intimidazioni non cambieranno il loro impegno per il futuro del Paese.

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