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Spettacolo 1 min di lettura2 giorni fa

Addio a Umberto Pizzi: la Roma che vive nei suoi scatti

A 89 anni scompare il fotografo che per decenni ha seguito celebrità, aristocrazia, politica e trasformazioni della società italiana

Per oltre mezzo secolo Umberto Pizzi ha osservato l’Italia da una posizione privilegiata, trasformando feste, salotti e incontri pubblici in una memoria per immagini. Il fotografo è morto a 89 anni, dopo aver raccontato con il suo obiettivo il mondo dello spettacolo, il potere e i cambiamenti del Paese.


Una macchina fotografica inseparabile

Nato a Zagarolo, in provincia di Roma, Pizzi iniziò a fotografare alla fine degli anni Sessanta. Da quel momento la macchina fotografica divenne una presenza costante nella sua vita professionale e personale.

A bordo del suo scooter attraversava Roma alla ricerca di persone, situazioni e dettagli capaci di restituire il volto della società. Il suo lavoro non si limitò alla cronaca delle celebrità: attraverso le immagini seppe cogliere anche atmosfere, ambizioni e contraddizioni della capitale.


Dalla Dolce Vita al potere

Il suo archivio attraversa epoche e ambienti diversi. Pizzi documentò gli anni della Dolce Vita e ritrasse alcune tra le coppie più note dello spettacolo nazionale e internazionale, tra cui Elizabeth Taylor e Richard Burton.

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Tra gli anni Settanta e Ottanta rivolse particolare attenzione alla scena romana, fissando su pellicola i personaggi e i simboli di una città attraversata da mondanità e conflitti. Nei suoi scatti comparvero così anche esponenti politici e figure legate ai centri del potere, accanto agli artisti e ai protagonisti del cinema.


Dai salotti alle zone di crisi

L’attività di Pizzi si estese ben oltre gli ambienti mondani della capitale. Come fotoreporter della Fao, l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura, realizzò servizi in Iran, Iraq, Turchia, Siria e Giordania.

Le sue fotografie raggiunsero una platea internazionale e vennero pubblicate da testate come Time, People Magazine e Sunday Express Magazine. Un percorso che affiancò alla cronaca della mondanità la testimonianza diretta di Paesi e realtà lontani dall’Italia.

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