Concerti, la stretta dei posti fa esplodere i prezzi: cosa succede
I grandi artisti riscoprono teatri e club per ridurre le distanze, ma gli ingressi costosi riaccendono il confronto sull’accessibilità degli spettacoli.
Il dibattito sul costo dei concerti non riguarda più soltanto gli stadi. Anche gli appuntamenti organizzati in sale teatrali e locali di dimensioni ridotte possono avere prezzi molto elevati, una situazione che Carlo Parodi, presidente di Assomusica, considera comprensibile soltanto se accompagnata da informazioni chiare. «Le osservazioni del pubblico sono comprensibili e riteniamo importante che ci sia la massima trasparenza sui prezzi», ha spiegato, ricordando che domanda, posti disponibili e costi organizzativi incidono sul prezzo finale.
Il pubblico contesta i prezzi
Per gli spettacoli di Marco Mengoni sono previsti biglietti tra 100 e 200 euro. L’artista ha chiarito che l’allestimento comporta spese molto alte e che, secondo quanto da lui dichiarato, il margine personale sarà quasi nullo. Per Francesco De Gregori, invece, le cifre indicate vanno da 50 a 70 euro, mentre gli eventi di Biagio Antonacci al Teatro di Pompei si collocano tra 75 e 100 euro.
Il confronto diventa ancora più acceso guardando ai precedenti internazionali: per le serate di Bruce Springsteen al Walter Kerr Theatre di Broadway qualcuno arrivò a spendere 850 dollari. Sui social, intanto, c’è chi paragona i prezzi attuali ai 34 euro del 2009 e mette in discussione anche l’idea che uno spettacolo raccolto sia automaticamente alla portata di tutti. Una delle critiche più ricorrenti definisce infatti queste platee non intime, ma elitarie.
Mengoni cerca una sala a misura d’uomo
In questo scenario si inserisce la scelta di Mengoni, che ha ideato Allo sbagliato: 26 appuntamenti al Teatro Principe di Milano, dal 5 novembre al 19 dicembre, con la presenza di ospiti e momenti affidati allo stesso cantante. Ogni serata sarà destinata a circa 500 spettatori, con l’obiettivo di recuperare una relazione più ravvicinata tra artista e platea.
Presentando il progetto, Mengoni ha raccontato: «Da anni cercavo una dimensione a misura d’uomo». La formula prevede anche una limitazione nell’uso dei telefoni, coerente con la volontà di sottrarre l’esperienza alla registrazione continua e restituire centralità alla presenza fisica nello spazio.
Dai grandi palchi ai luoghi raccolti
La tendenza non riguarda soltanto Mengoni. De Gregori, Cremonini e Antonacci hanno inserito nei rispettivi percorsi musicali ambienti più piccoli, mentre Ultimo, dopo aver portato 250.000 persone a Tor Vergata, il 17 settembre ha scelto di suonare in un club di Londra.
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Antonacci ha parlato dei concerti senza amplificazione elettrica, compreso quello previsto a Pompei, mettendo in discussione la necessità di esibirsi sempre negli stadi. Secondo il cantante, trascorrere più giorni nella stessa città può creare un rapporto più diretto con il pubblico e trasformare le serate in una sorta di comunità temporanea.
Una risposta alla distanza digitale
Il ritorno a dimensioni più contenute ha già avuto interpreti celebri. Bruce Springsteen ha portato la propria esperienza teatrale al Walter Kerr Theatre di Broadway, poi raccontata nel film Springsteen on Broadway disponibile su Netflix. Ed Sheeran ha affrontato il Subtract tour in spazi ridotti, mentre Madonna ha scelto i teatri per il Madame X tour, tra il 2019 e il 2020.
Anche le regole sui cellulari fanno parte di questa ricerca di prossimità. Bob Dylan da anni privilegia luoghi raccolti e limita la possibilità di filmare; provvedimenti analoghi sono stati adottati, in forme diverse, da Jack White, Bruno Mars e Billie Eilish. I Depeche Mode hanno invitato il pubblico a vivere lo spettacolo senza affidarne ogni ricordo all’obiettivo di una fotocamera.
La riscoperta dei piccoli ambienti procede però insieme alla corsa per i grandi eventi. La vendita dei biglietti degli Oasis, regolata da una lotteria e segnata da differenze rilevanti tra prezzi e città, ha alimentato nuove attese per un’eventuale disponibilità aggiuntiva. Il contrasto tra esclusività, capienza limitata e accessibilità economica resta quindi il nodo centrale del nuovo corso dei concerti.
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