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Spettacolo 2 min di lettura22 set

Star che fanno sé stesse: da McConaughey a Scorsese, il gioco cambia

Da The Studio a Brothers, cresce il filone in cui attori e registi trasformano la propria fama in materiale comico, tra versioni esasperate di sé e cameo molto riconoscibili.

A far funzionare molte di queste serie non è tanto la trama quanto il piacere di vedere volti celebri prendersi in giro. In The Studio, per esempio, Seth Rogen mette al centro Matt Remick, capo di uno studio che deve salvare la faccia accettando un film commerciale legato alla mascotte del Kool-Aid. La via d’uscita, almeno sulla carta, passa da Martin Scorsese.


Scorsese dentro la gag

Il regista, nella versione immaginata dalla serie, punta invece a tutt’altro: un film d’autore sul suicidio di massa della setta di Jim Jones del 1978, episodio che nella cultura pop è rimasto anche legato all’espressione “bere il Kool-Aid”. Da questo contrasto nascono gli equivoci che alimentano uno degli episodi più riusciti della produzione firmata da Seth Rogen ed Evan Goldberg, forte di tredici Emmy e di un cast pieno di star che interpretano versioni romanzate di sé.


Il formato che piace alle star

Non è un’idea nuova. Il precedente più noto è Dix pour cent, diventato in Italia Chiami il mio agente!, poi rifatto in molti paesi, dall’India alla Turchia fino alla Corea del Sud. Il meccanismo resta lo stesso: si seguono agenti, crisi professionali e clienti famosi che accettano di esasperare manie, tic e lati più fragili della propria immagine pubblica. Nel passaggio italiano si sono messi in gioco, tra gli altri, Stefano Accorsi, Pierfrancesco Favino e Matilda De Angelis. Dopo quattro stagioni e 24 episodi, il racconto francese è tornato anche come film su Netflix, con George Clooney in una versione molto permalosa ed Eva Longoria nei panni di una produttrice dai gusti piuttosto discutibili.

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Brothers punta sull’ambiguità

Dentro questa tendenza si inserisce anche Brothers, in arrivo su Apple tv il 23 settembre, con Matthew McConaughey e Woody Harrelson che interpretano se stessi. La loro amicizia viene scossa da una rivelazione: potrebbero essere fratelli. Il dettaglio funziona proprio perché lo show mescola realtà e invenzione fino a rendere quasi impossibile capire dove finisca una e cominci l’altra. I due attori, che sono anche produttori esecutivi insieme a Lee Eisenberg, hanno spiegato di aver scelto un registro “amplificato” rispetto alla vita vera.


Due amici, un ricordo diverso

McConaughey e Harrelson si conoscono da più di venticinque anni: hanno recitato insieme in Ed tv, poi in Surfer, Dude e nella prima stagione di True Detective. Sul set della nuova serie hanno rievocato i primi incontri, ma non sono d’accordo nemmeno su quello. Harrelson ha ricordato un episodio avvenuto a una festa della CAA, quando McConaughey gli propose un cicchetto di tequila; l’altro colloca il loro primo vero incontro a un anno dopo, durante le riprese di Ed tv, e racconta con ironia anche l’abbigliamento insolito dell’amico, con scarpe da ciclismo usate fuori contesto. Da lì è partito un ritratto affettuoso, fatto di battute e prese in giro reciproche.

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