Carlo Acutis al cinema: perché Samuele Carrino è la scelta giusta
Il giovane attore torna al centro con un ruolo molto diverso da Andrea Spezzacatena: nel nuovo film interpreta il primo santo millennial, tra fede, bullismo e sport.
Tra danza, break dance, musica e set, Samuele Carrino ha costruito in pochi anni un percorso già molto visibile. Il nuovo passo è Il mio nome è Carlo, dove presta il volto a Carlo Acutis, figura centrale per il pubblico più giovane.
Un volto già noto ai ragazzi
Carrino, nato nel 2009 e originario del Salento, ha raggiunto la notorietà soprattutto grazie a Il ragazzo dai pantaloni rosa, il film del 2024 diretto da Margherita Ferri in cui interpretava Andrea Spezzacatena. Quella storia ha poi avuto anche uno sviluppo teatrale, trasformandosi in un musical apprezzato dal pubblico.
Il suo percorso, però, era iniziato prima. Il debutto è arrivato con Liberi di scegliere, il film di Giacomo Campiotti uscito nel 2019, dove vestiva i panni di Domenico da bambino. In seguito è comparso anche in produzioni come Riv4li su Netflix, spin off di Di4ri, nel ruolo di Claudio.
Dal bullismo alla fede di Acutis
Il passaggio a Carlo Acutis mette Carrino di fronte a un personaggio molto diverso da Spezzacatena, ma ugualmente legato al mondo dei ragazzi. Da una parte c’è un adolescente travolto dagli insulti dei compagni; dall’altra un giovane morto a 15 anni per una leucemia fulminante, dopo aver vissuto la malattia con serenità e con una forte adesione alla fede.
Per l’attore si tratta dunque di una nuova prova rilevante, anche perché entrambi i ruoli parlano a chi è più giovane. Nel film su Acutis, la dimensione spirituale si intreccia con quella umana, e il protagonista viene raccontato come un ragazzo capace di affrontare la fine della propria vita con una convinzione profonda nel ricongiungimento con Dio.
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Le sue passioni fuori dal set
Carrino, a sua volta, ha raccontato in passato di avere conosciuto il bullismo. A Giffoni aveva spiegato: «Tutti facevano calcio, io danza». In un’altra occasione, parlando de Il ragazzo dai pantaloni rosa a Verissimo, aveva aggiunto: «Questo film comunica ai bulli che oltre le azioni anche le parole possono arrivare a uccidere».
Quelle parole, aveva detto ancora, possono però avere anche l’effetto opposto. Per questo il film, nelle sue intenzioni, è utile anche alle vittime, perché mostra che il linguaggio può ferire ma anche salvare. Fuori dalla recitazione, intanto, le sue inclinazioni restano varie: nel 2018 è diventato campione italiano di break dance e hiphop, ma si dedica anche a balli caraibici, classica e moderna.
Non manca la musica, con la batteria tra gli strumenti preferiti, e nemmeno lo sport visto dalla parte dello spettatore. Come molti coetanei ama il calcio, anche se preferisce decisamente la pista al campo.
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