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Spettacolo 4 min di lettura53 min fa

Il conto di Rocky e Rambo: Stallone svela il prezzo del suo fisico

A 80 anni l’attore racconta bulimia, steroidi, operazioni e attacchi d’ansia, ma anche l’amore scoperto tardi e la lotta contro la solitudine.

Il corpo che aveva trasformato in un simbolo del cinema d’azione è diventato, con il tempo, la prova più evidente del prezzo pagato da Sylvester Stallone. A 80 anni, l’attore ha ripercorso nella sua autobiografia The Steps gli anni dedicati a Rocky e Rambo, raccontando disturbi alimentari, uso di steroidi anabolizzanti, interventi chirurgici, ansia e una lunga ossessione per la forma fisica.

A incidere sulla sua salute non sono stati soltanto gli allenamenti estremi. Stallone ha anche scelto spesso di eseguire personalmente le acrobazie sul set, una decisione che oggi considera tra i principali errori della sua carriera.


Il corpo diventato una prigione

Per interpretare Rocky, Stallone aveva inizialmente immaginato un uomo dall’aspetto ordinario. Con il procedere della saga, però, il pugile è diventato sempre più concentrato sulla propria immagine e la costruzione muscolare ha assunto un ruolo centrale nella definizione del personaggio.

Rambo richiedeva invece una trasformazione diversa. L’attore voleva rappresentare un combattente agile e selvaggio, più vicino alla fisionomia di un felino che alla massa imponente associata ad Arnold Schwarzenegger. La muscolatura, nelle sue intenzioni, doveva funzionare come una sorta di protezione fisica e psicologica.

Durante la preparazione di Rocky III, quella ricerca ha oltrepassato il limite. Stallone ha raccontato di essere arrivato al 2,6% di massa grassa e di aver sviluppato una forma di bulimia. Il rapporto con il cibo era diventato ingestibile: non riusciva a trattenere gli alimenti, oppure decideva di non farlo, mentre l’allenamento assumeva i contorni di un rituale ossessivo.


Il prezzo degli allenamenti estremi

Interpellato sull’impiego di sostanze anabolizzanti, l’attore ha ammesso di averle utilizzate a intervalli regolari, alternando circa sei settimane di assunzione e sei di pausa. A suo giudizio, raggiungere quel livello di definizione soltanto con metodi naturali sarebbe stato praticamente impossibile, salvo avere caratteristiche fisiche eccezionali.

Guardando oggi a quella stagione, Stallone considera il risultato ottenuto troppo costoso sul piano personale. «È stato un costo terribile, emotivo e fisico», ha spiegato parlando delle conseguenze di quelle scelte.

Il suo corpo ha dovuto affrontare nove operazioni alla schiena, due interventi alle spalle e tre fusioni cervicali. Per descrivere la propria condizione attuale ha usato un’immagine molto netta: «Sto insieme col fil di ferro». Ogni giorno, inoltre, deve assumere numerosi farmaci per riuscire ad andare avanti.

Il passaggio a Cop Land, film di James Mangold del 1997 nel quale interpretava uno sceriffo sovrappeso e sordo da un orecchio, ha rappresentato un momento significativo. In quella fase Stallone ha dovuto allontanarsi dall’immagine muscolare costruita per anni, ma il danno accumulato era già rilevante.

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Ansia e rimpianti sul set

Nel libro l’attore ha ricordato anche il primo attacco d’ansia particolarmente intenso, vissuto a 36 anni mentre guardava alcune immagini ancora non montate di un film. All’improvviso aveva percepito calore, tensione e una sensazione così forte di pericolo da convincersi di essere vicino alla morte.

Gli episodi si sono ripresentati in seguito, anche prima di alcune apparizioni televisive. In quei momenti Stallone cercava di resistere senza ricorrere ai farmaci, talvolta aggrappandosi a una sedia. Per anni ha inoltre avvertito il bisogno di allontanarsi dai luoghi troppo affollati, segno di un disagio mai scomparso del tutto.

Il rimpianto più concreto riguarda però le scene d’azione. Oggi l’attore pensa che avrebbe dovuto affidare le acrobazie a professionisti specializzati, invece di sottoporre direttamente il proprio fisico a cadute e sforzi ripetuti. Ha riconosciuto di essere stato masochista e di non aver compreso subito la portata delle lesioni che continuava a procurarsi.


Dall’infanzia all’amore maturo

The Steps non si concentra soltanto sulla fama e sulle trasformazioni fisiche. Stallone vi racconta anche l’infanzia e le difficoltà nel parlare, legate a una paralisi parziale del volto provocata dall’uso del forcipe durante la nascita. Da bambino tendeva a pronunciare le parole in modo poco chiaro e a parlare sottovoce.

Il tema che attraversa le sue memorie è la perseveranza. Secondo Stallone, la vita alterna continuamente fasi positive e periodi dolorosi; quando ci si trova in basso, bisogna ricordare che quella condizione non è destinata a durare per sempre.

L’attore ha dedicato spazio anche al rapporto con Jennifer Flavin, sua moglie da quasi trent’anni. Ha spiegato di aver compreso il significato dell’amore autentico soltanto dopo i 70 anni, quando ha imparato cosa volesse dire affidarsi completamente a un’altra persona e accettare di rischiare per lei.

A 80 anni Stallone collega il benessere non solo alla cura del corpo, ma anche alla necessità di evitare l’isolamento. Il suo messaggio è che non esiste un’età limite per innamorarsi, ricordare i momenti felici o tornare a vivere con gli altri: la solitudine, al contrario, può diventare una forma di sepoltura anticipata.

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