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Spettacolo 4 min di lettura30 set

Resident Evil, Raccoon City diventa una trappola: la sfida di Bryan

Zach Cregger reinterpreta la saga di Capcom con una storia originale, un protagonista inesperto e un’apocalisse popolata da mutazioni e non-morti

La catastrofe di Raccoon City nasce da quello che viene presentato come un errore umano, ma dietro quella versione si intravede un progetto molto più preciso: usare un’arma biologica per seminare il caos. In questo scenario Bryan, spinto anche dalla promessa di una consegna più remunerativa, cerca soltanto di arrivare vivo alla fine della notte.

La sua fuga diventa così il centro di una storia che parla di paura collettiva e di un futuro sempre più difficile da controllare. L’apocalisse mostrata da Zach Cregger può essere letta come una forma di esorcizzazione delle ansie contemporanee: il pericolo non assume necessariamente le sembianze di uno zombie, ma può nascere dalle decisioni di chi manipola la realtà per interesse.


Raccoon City come specchio del presente

La città non è soltanto lo sfondo della vicenda. Raccoon City richiama l’immaginario americano contemporaneo e, come accadeva nelle opere di George Romero, consente di leggere i non-morti anche come una metafora dei meccanismi economici e sociali. La sopravvivenza di Bryan comincia infatti per ragioni molto concrete, legate al denaro e al lavoro, prima di trasformarsi in una lotta ben più grande.

Il dirigente aziendale interpretato da Paul Walter Hauser attribuisce il disastro a una svista, mentre gli eventi suggeriscono l’esistenza di un’intenzione diversa. Il film inserisce questa ambiguità dentro una storia di collasso totale, senza trasformarla in una spiegazione politica esplicita. La corsa del protagonista diventa quella di un uomo che tenta di sottrarsi al proprio futuro, mentre intorno a lui restano persone e creature sospese in una sorta di limbo.


Mutazioni che deformano il corpo

La parte più efficace del film riguarda la trasformazione fisica dell’essere umano. Dai cadaveri rianimati si passa a presenze mostruose che sembrano ammassi viventi di corpi, con immagini riconducibili all’orrore cosmico di H. P. Lovecraft e suggestioni che ricordano La cosa di John Carpenter, The Substance di Coralie Fargeat e The Society di Bryan Yuzna.

Questa libertà deriva anche dalla natura stessa della saga videoludica: le mutazioni cambiano da un capitolo all’altro e non seguono un modello unico. Cregger sfrutta quindi l’assenza di uno schema fisso per costruire avversari differenti, senza rinunciare alla propria impronta. Gli zombie, inoltre, appartengono alla tradizione classica: avanzano senza la rapidità dei mostri di Zack Snyder e seguono impulsi elementari, più che una logica militare o tecnologica.


Bryan corre senza un piano

Al posto dell’eroina invincibile resa popolare da Milla Jovovich, il film mette al centro un trentenne impreparato. Bryan è un corriere sanitario incaricato di portare una consegna notturna all’ospedale di Raccoon City; non ha esperienza con le armi e le conosce soprattutto attraverso la sua passione per i videogiochi.

Quando la situazione precipita, il ragazzo reagisce come potrebbe fare una persona comune: impreca, scappa, si nasconde e prende decisioni istintive. Il suo comportamento richiama Ash Williams, il personaggio interpretato da Bruce Campbell ne L’armata delle Tenebre, e alimenta un equilibrio particolare tra comicità e violenza. Alcuni momenti umoristici sono stati eliminati dopo le proiezioni di prova, ma il risultato conserva una vena satirica evidente.

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La notte dell’incidente

La vicenda prende avvio quando Bryan, attraversando una zona boschiva coperta di neve, investe una donna sconosciuta. Dopo lo schianto, la figura scompare tra gli alberi e lascia il corriere davanti a una situazione che non riesce a comprendere. Quell’episodio lo trascina in una città ormai devastata dalla diffusione di un virus capace di alterare il DNA umano e generare creature letali.

Nel suo equipaggiamento c’è anche una fiala necessaria alla preparazione del vaccino. La consegna, inizialmente trattata come un incarico ordinario, assume quindi un peso decisivo mentre gli esperimenti della Umbrella Corporation trasformano Raccoon City in un territorio senza regole.


I richiami alla saga originale

La storia è nuova, ma Cregger dissemina il percorso di segnali destinati a chi conosce i videogiochi. La macchina da scrivere, per esempio, riprende uno degli strumenti usati per salvare i progressi nella maggior parte dei capitoli. Anche la ripresa dal punto di vista di Bryan riproduce la sensazione di osservare l’ambiente attraverso gli occhi del giocatore.

Non mancano la società farmaceutica Umbrella Corporation, la fiala da trasportare e l’apparizione improvvisa di un cane mutante. Gli infetti che si lanciano dai tetti mescolano invece richiami a World War Z e a E venne il giorno. Il regista inserisce questi riferimenti senza trasformarli in semplici citazioni decorative, mantenendo il tono instabile di una storia che passa continuamente dal terrore al grottesco.


Un nuovo capitolo cinematografico

Zach Cregger, già regista di Barbarian del 2022 e Weapons del 2025, sceglie una struttura più lineare rispetto ai suoi film precedenti. Il pubblico segue una missione attraverso una Raccoon City apocalittica, come se stesse accompagnando il protagonista dentro una partita in cui ogni scelta può compromettere la sopravvivenza.

Resident Evil è il secondo riavvio cinematografico della saga ispirata ai videogiochi Capcom, dopo Resident Evil - Welcome to Raccoon City del 2021. L’operazione prova così a tenere insieme due esigenze: offrire un racconto autonomo e, nello stesso tempo, lasciare ai fan una serie di tracce riconoscibili lungo la strada.

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