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Spettacolo 3 min di lettura38 min fa

Benigni e la lezione di Francesco: «Se ha ragione lui, siamo rovinati

Nel dialogo con Bruno Vespa, l’attore presenta il santo di Assisi come una figura capace di scuotere ancora oggi coscienze, politica e società

«Se ha ragione lui, siamo rovinati». Roberto Benigni affida a questa frase il senso più inquieto del suo racconto su San Francesco. Il santo di Assisi, spiega l’attore, non riusciva a ignorare la sofferenza altrui: davanti alla povertà, al dolore o all’ingiustizia non avrebbe potuto proseguire la propria vita come se nulla fosse.

Nel ritratto di Benigni, Francesco sosteneva l’uguaglianza tra esseri umani, animali e natura, tutti legati allo stesso valore davanti a Dio. Anche quando la vista era ormai quasi perduta, compose il Cantico delle creature, celebrato dall’attore come una delle più alte espressioni poetiche dedicate al creato.


Un santo sempre fuori dagli schemi

La sua originalità, secondo Benigni, emergeva in ogni scelta. Francesco difendeva la natura quando prevaleva il disprezzo per essa, cercava la pace in un ambiente incline al conflitto e volle accanto a sé Chiara, consentendole di predicare insieme a lui. Il loro legame, racconta l’attore, rimase profondo fino alla fine.

Benigni lo descrive come una personalità capace di contenere contrasti radicali: ricco e povero, cavaliere e uomo di pace, innamorato della vita e attraversato dal dolore. Le stimmate e la gioia assoluta lo trasformarono, nella sua interpretazione, nel giullare di Dio, un uomo tanto coinvolto nella propria fede da apparire quasi folle.


L’energia che conquistava tutti

Francesco viene presentato anche come un innovatore capace di modificare il modo in cui gli altri guardavano ai sentimenti. La sua presenza, sostiene Benigni, lasciava un’impressione così forte da spingere chi lo incontrava a raccontare subito quell’esperienza. Persino le famiglie, secondo il racconto dell’attore, temevano che i figli potessero essere contagiati dalla sua gioia.

Il giovane Francesco, ricorda Benigni, era già una figura popolare e irresistibile. Prima di assumere il nome con cui sarebbe passato alla storia si chiamava Giovanni; fu lui, osserva l’attore, a rendere per la prima volta Francesco un nome destinato a imporsi. La sua esperienza comprendeva ogni sentimento umano e lo trasformava in qualcosa di nuovo.

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Il messaggio al centro dell’incontro

Nel colloquio con Bruno Vespa, Benigni collega quella capacità di unire persone diverse anche alla politica contemporanea. A suo giudizio, Francesco avrebbe potuto essere «un ottimo leader del campo largo», capace di mettere d’accordo gli altri senza ricorrere alle primarie. La battuta lascia però spazio a una riflessione più severa: un uomo che prende sul serio la sofferenza mette in discussione la tranquillità di chi continua a vivere senza farsi domande.

L’attore ha parlato di questi temi durante la partecipazione a Cinque minuti, il programma condotto da Vespa su Rai 1. L’incontro è servito a presentare il nuovo appuntamento dedicato al santo di Assisi, Francesco - Il cantico, previsto domenica 4 ottobre su Rai 1, dopo il telegiornale.


Il ritorno di Benigni in Rai

Vespa ha accolto Benigni ricordando scherzosamente di non poterlo abbracciare a causa di una spalla dolorante. L’attore ha risposto richiamando lo spirito francescano e definendo la serata televisiva uno dei doni più importanti ricevuti dalla Rai.

Nel corso della conversazione, Benigni ha insistito sull’attualità di Francesco, che considera una figura ancora inesauribile. Lo ha definito il più grande plasmatore di anime e ha ricordato il suo rapporto con la natura, gli animali, le donne e la pace: elementi che, nella lettura dell’attore, rendono il santo una presenza italiana da conoscere e da amare.

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