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Salute 2 min di lettura2 ore fa

Tumori, la radiologia interventistica diventa il quarto pilastro

Le tecniche guidate dalle immagini affiancano chirurgia, chemioterapia e radioterapia, con ricoveri più brevi per alcuni pazienti

La radiologia interventistica è stata indicata come quarto pilastro della cura oncologica, accanto a chirurgia, radioterapia e chemioterapia. L’evoluzione delle procedure consente infatti di intervenire direttamente sulle lesioni, con trattamenti mirati e meno invasivi.

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Dimensioni e risposta alle cure

Le ablazioni possono essere eseguite in sicurezza, in genere, su tumori fino a 3-3,5 centimetri. Oltre queste dimensioni, una sola seduta o un unico posizionamento degli strumenti potrebbe non garantire un risultato completo.

L’obiettivo, però, non coincide sempre con la distruzione totale della massa. In alcuni casi la procedura serve anche a modificare la risposta immunitaria del paziente, così da rendere più efficace la successiva terapia farmacologica.


Le tecniche disponibili

Tra gli interventi utilizzati ci sono le ablazioni percutanee, che sfruttano il calore delle microonde o della radiofrequenza, oppure il freddo della crioablazione. Esistono anche procedure non termiche, come l’elettroporazione irreversibile, capace di danneggiare le membrane delle cellule tumorali.

Questa alterazione può favorire l’ingresso dei farmaci nelle cellule malate o portare alla loro distruzione. Il trattamento può inoltre essere associato alla chemioterapia, perché stimola la produzione di antigeni e può aumentare l’effetto dei medicinali somministrati in seguito.

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Fegato e rene tra i più trattati

L’epatocarcinoma, cioè il tumore primitivo del fegato, è la patologia studiata e affrontata più a lungo con queste metodiche. I benefici riguardano anche le metastasi epatiche: secondo gli studi citati da Gianpaolo Carrafiello, i risultati dell’ablazione possono essere simili a quelli della chirurgia, con degenze più contenute e una migliore tollerabilità.

Nel tumore renale l’efficacia clinica indicata dall’esperto si colloca intorno al 94-95%. Le procedure colpiscono la lesione senza asportare l’intero organo, preservando così il tessuto renale ancora sano.


Il lavoro in équipe

Carrafiello, professore ordinario di Diagnostica per Immagini all’Università degli Studi di Milano e direttore del Dipartimento Area dei servizi del Policlinico di Milano, ha spiegato che il radiologo interventista partecipa ormai ai gruppi multidisciplinari. La scelta della terapia viene quindi definita insieme agli altri specialisti, sulla base del tumore e delle condizioni del paziente.

Accanto alle ablazioni vengono impiegate tecniche endovascolari, utili quando la malattia interessa un organo in modo esteso. La somministrazione locale dei farmaci riduce l’esposizione dell’organismo e limita gli effetti sistemici. Il tema è stato affrontato durante la seconda giornata del 52° Congresso Sirm, Società italiana di radiologia medica e interventistica, in corso a Milano.

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